Verona, la mappa del disagio sociale: Veronetta e San Zeno le aree più fragili

L’indagine Istat fotografa le disuguaglianze tra i quartieri attraverso nove indicatori economici e sociali. Criticità anche a Golosine, San Pancrazio e Borgo Roma, mentre Montorio, Mizzole e Ponte Crencano mostrano condizioni complessivamente più favorevoli

Veronetta

Verona, il disagio cambia volto da un quartiere all’altro

A Verona le difficoltà economiche e sociali assumono caratteristiche differenti a seconda della zona di residenza. In alcuni quartieri pesano maggiormente i redditi insufficienti e la precarietà lavorativa, in altri emergono l’isolamento degli anziani, il basso livello di istruzione oppure la presenza di giovani esclusi dai percorsi formativi e occupazionali.

A delineare questa situazione sono i dati dell’indice di disagio socio-economico (Idise) elaborato dall’Istat, uno strumento che permette di confrontare le condizioni della popolazione nelle diverse aree urbane.

La rilevazione individua Veronetta, San Zeno, Golosine, San Pancrazio e Borgo Roma tra i quartieri con un livello di vulnerabilità superiore alla media comunale. Una situazione meno favorevole emerge anche nel centro storico e a Cittadella.

All’estremo opposto si collocano diverse zone della parte settentrionale del territorio veronese, dove gli indicatori restituiscono un quadro complessivamente più positivo.

Giovani senza lavoro e istruzione: i numeri della città

Uno degli elementi più significativi riguarda le opportunità delle nuove generazioni. Secondo i dati esaminati, il 17,5% dei veronesi tra 15 e 29 anni appartiene alla categoria dei Neet, composta da ragazzi e giovani adulti che non lavorano e non frequentano percorsi di studio o formazione.

Il fenomeno presenta differenze territoriali importanti. A Santa Lucia, per esempio, la percentuale raggiunge il 20,7%, mentre a Santa Maria in Stelle si ferma al 10,8%.

Anche la situazione scolastica contribuisce a definire le fragilità locali. A Mizzole si registra un’incidenza del 13,7% per l’indicatore relativo ad abbandoni e ripetenze, il valore più elevato tra quelli considerati.

Sul piano generale, circa un residente su quattro nella fascia compresa tra 25 e 64 anni possiede un titolo di studio non superiore alla licenza media.

Le difficoltà educative non coincidono necessariamente con quelle economiche: un quartiere può infatti presentare risultati complessivamente favorevoli e, contemporaneamente, mostrare problemi particolarmente accentuati in uno specifico ambito.

Golosine, occupazione più bassa e livelli di istruzione ridotti

Tra le aree che richiedono maggiore attenzione compare Golosine, con un Idise pari a 101,4, superiore al riferimento comunale fissato a 100.

Il quartiere evidenzia soprattutto criticità legate alla formazione e al mercato del lavoro.

Il 33,2% della popolazione tra 25 e 64 anni possiede al massimo la licenza media, una percentuale sensibilmente superiore al 25,1% registrato nell’intero Comune. Il confronto con Valdonega, dove lo stesso indicatore si attesta al 10,8%, rende ancora più evidente la distanza tra le diverse realtà cittadine.

A Golosine anche il tasso di occupazione risulta particolarmente contenuto: raggiunge il 72,6%, il livello più basso tra i quartieri analizzati.

Nel complesso, Verona registrava nel 2023 un’occupazione del 75,3% tra i residenti di età compresa fra 25 e 64 anni. Tuttavia, il 16,1% presentava condizioni riconducibili a una partecipazione lavorativa non continuativa durante l’anno.

San Zeno, la fragilità degli anziani che vivono soli

Una delle situazioni più particolari riguarda San Zeno, che con un indice di 101,7 occupa la seconda posizione tra le aree più esposte al disagio socio-economico.

In questo caso il principale elemento di vulnerabilità non riguarda esclusivamente il reddito, ma la condizione abitativa e familiare della popolazione anziana.

Il 19,1% degli ultrasettantenni considerati dall’indicatore vive da solo e non possiede l’abitazione in cui risiede. Il valore comunale si ferma invece al 10,4%.

Questa condizione può rappresentare un fattore di esposizione a difficoltà economiche, abitative e relazionali, soprattutto quando mancano reti familiari o forme di sostegno continuativo.

Il dato, tuttavia, non permette di stabilire che tutte le persone coinvolte si trovino in una situazione di povertà. Evidenzia piuttosto una possibile vulnerabilità che richiede attenzione nella lettura dei bisogni sociali del territorio.

Veronetta, il quartiere con l’indice di disagio più elevato

La situazione complessivamente più critica emerge a Veronetta, dove l’Idise raggiunge quota 101,8, il valore più alto tra le zone esaminate.

A incidere sul risultato sono soprattutto le condizioni economiche delle famiglie, la discontinuità lavorativa e la presenza di nuclei nei quali non figurano persone occupate o beneficiarie di pensioni derivanti da attività lavorativa.

Particolarmente significativo è il dato relativo al reddito: il 19,9% dei residenti vive in famiglie caratterizzate da un basso reddito equivalente.

Si tratta di una quota superiore di oltre sei punti percentuali rispetto alla media cittadina e più che doppia rispetto all’8,2% registrato a Montorio.

Il confronto mette in evidenza quanto possano essere differenti le condizioni economiche all’interno dello stesso territorio comunale.

La concentrazione di più fattori di fragilità contribuisce a collocare Veronetta al vertice della graduatoria, pur in presenza di valori dell’indice relativamente vicini a quelli degli altri quartieri più vulnerabili.

Montorio e le zone settentrionali tra le aree meno esposte

La distribuzione territoriale del disagio presenta anche realtà con risultati complessivamente più favorevoli.

Montorio, Mizzole, Santa Maria in Stelle, Avesa e Quinzano figurano tra le zone con gli indici più contenuti. Tra i quartieri urbani si distinguono invece Borgo Trento e Ponte Crencano.

La presenza di Mizzole in questo gruppo, nonostante il dato sfavorevole relativo alla dispersione e alle ripetenze scolastiche, conferma che il risultato generale dipende dalla combinazione di numerose variabili.

Un singolo indicatore negativo, quindi, non determina automaticamente un livello elevato di disagio complessivo.

Nove indicatori per individuare le disuguaglianze territoriali

L’Idise utilizza nove parametri per rappresentare le condizioni socio-economiche della popolazione, considerando aspetti come reddito, occupazione, continuità lavorativa, istruzione, composizione familiare e opportunità giovanili.

Il valore 100 costituisce il riferimento medio del Comune: gli indici superiori indicano una maggiore esposizione al disagio rispetto alla media cittadina, mentre quelli inferiori segnalano condizioni relativamente più favorevoli.

La rilevazione permette quindi di superare una valutazione basata esclusivamente sulle disponibilità economiche delle famiglie.

Le differenze tra i quartieri di Verona mostrano che le vulnerabilità sociali non seguono un unico modello: possono riguardare giovani senza prospettive occupazionali, lavoratori con impieghi discontinui, famiglie a basso reddito oppure anziani che vivono in condizioni di maggiore isolamento.

La lettura territoriale di questi fenomeni offre alle amministrazioni pubbliche informazioni utili per programmare interventi sociali, servizi educativi, politiche abitative e iniziative per l’inserimento lavorativo, tenendo conto delle esigenze specifiche delle diverse zone della città.

Redazione

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