Pitbull, indagine sui combattimenti clandestini: 24 cani sequestrati

Dodici persone risultano indagate nell'inchiesta coordinata dalla procura di Parma. L'indagine, partita anche da una segnalazione raccolta a Legnago, ipotizza un sistema organizzato di allevamento, addestramento e scommesse illegali sugli incontri tra animali.

Un presunto circuito criminale legato ai combattimenti clandestini tra pitbull è al centro di un’inchiesta coordinata dalla procura di Parma e condotta dai carabinieri forestali. L’attività investigativa ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di dodici persone, residenti in diverse province italiane e in Serbia, e al sequestro di 24 cani, affidati alle autorità competenti per garantirne la tutela.

Gli accertamenti mirano a ricostruire l’organizzazione e le dimensioni del presunto giro d’affari collegato agli incontri illegali, comprese le scommesse che sarebbero state organizzate attorno ai combattimenti. Secondo l’ipotesi investigativa, gli animali sarebbero stati selezionati e addestrati fin dalla giovane età per affrontarsi in incontri clandestini, in un contesto nel quale sarebbero state utilizzate pratiche potenzialmente dannose per la loro salute.

L’indagine ha coinvolto diversi reparti specializzati e si è sviluppata attraverso perquisizioni, raccolta di materiale e verifiche sulle persone sospettate di partecipare, a vario titolo, alle attività contestate.

L’indagine partita da una segnalazione di Legnago

Un contributo importante all’avvio dell’inchiesta sarebbe arrivato dal territorio veronese. A Legnago, una donna avrebbe individuato sui social network contenuti fotografici e video riconducibili a presunti combattimenti clandestini tra cani.

La segnalazione sarebbe stata raccolta dalla sezione locale della Lega nazionale per la difesa del cane e successivamente trasmessa ai carabinieri forestali. Gli elementi forniti avrebbero contribuito a indirizzare gli approfondimenti investigativi, consentendo agli inquirenti di esaminare i contenuti pubblicati online e di verificare eventuali collegamenti con attività organizzate.

Da quella prima segnalazione si sarebbe sviluppato un lavoro più ampio, finalizzato a individuare i soggetti coinvolti e a ricostruire i possibili rapporti tra allevamento, addestramento degli animali e organizzazione degli incontri.

L’inchiesta ha quindi assunto una dimensione che supera i confini locali. Tra le persone indagate figurano residenti nelle province di Parma, Bergamo, Venezia, Pisa e Rieti, oltre che in Serbia. La presenza di soggetti che si troverebbero in Paesi diversi è uno degli aspetti che gli investigatori intendono approfondire per chiarire l’eventuale estensione della rete.

Catene, farmaci e un ring scoperto nel Parmense

Durante le perquisizioni, gli investigatori avrebbero trovato attrezzature e materiali compatibili con l’ipotesi di un addestramento finalizzato ai combattimenti. Tra gli oggetti individuati figurano tapis roulant, catene e collari appesantiti, oltre a farmaci steroidei e documentazione relativa alla programmazione delle somministrazioni agli animali.

Il materiale acquisito è ora al centro degli accertamenti per verificare le modalità con cui sarebbero stati gestiti i cani e stabilire se siano state praticate procedure in grado di comprometterne il benessere.

Particolare attenzione è stata rivolta a una struttura situata nel territorio di Tizzano Val Parma, dove sarebbe stato individuato un ring predisposto per ospitare combattimenti tra cani. Secondo la ricostruzione investigativa, il luogo potrebbe essere stato destinato allo svolgimento degli incontri clandestini.

La presenza delle attrezzature e della struttura rappresenta uno degli elementi raccolti nel corso delle operazioni. Saranno gli ulteriori accertamenti a chiarire la loro effettiva destinazione e l’eventuale collegamento con gli episodi contestati.

Le scommesse online e il presunto mercato illegale

Oltre alle condizioni in cui sarebbero stati allevati e addestrati gli animali, l’inchiesta punta a fare luce sugli interessi economici che avrebbero sostenuto il sistema.

Secondo le ipotesi degli investigatori, fotografie e filmati dei pitbull sarebbero stati condivisi attraverso social network e chat private per promuovere gli incontri e attirare persone interessate a scommettere sui risultati. Si tratterebbe di un circuito parallelo, privo delle garanzie e dei controlli previsti per le attività autorizzate.

La circolazione dei contenuti digitali potrebbe aver svolto un ruolo importante nella promozione degli eventi e nella creazione di una rete di contatti tra i soggetti coinvolti. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire i rapporti tra le persone identificate, le modalità di organizzazione degli incontri e gli eventuali flussi di denaro.

Un altro elemento riguarda il possibile trasferimento di alcuni cani dalla Serbia attraverso canali ritenuti illegali. Questa circostanza potrebbe indicare l’esistenza di collegamenti oltreconfine, ma la portata effettiva della rete e le responsabilità individuali dovranno essere accertate nel corso del procedimento.

Dodici indagati per maltrattamento e combattimenti tra animali

Alle dodici persone coinvolte vengono contestati, a vario titolo, il maltrattamento di animali e la promozione, organizzazione o direzione di combattimenti o competizioni non autorizzate che coinvolgono animali.

Le contestazioni si riferiscono alle ipotesi investigative e non equivalgono a una dichiarazione di colpevolezza. Gli accertamenti dovranno chiarire il ruolo attribuibile a ciascun indagato e verificare gli elementi raccolti dagli investigatori.

Nel frattempo, i 24 pitbull individuati durante le operazioni sono stati sequestrati e affidati alle autorità preposte nelle province interessate. La loro presa in carico rappresenta un passaggio essenziale per sottrarli alle condizioni potenzialmente dannose ipotizzate nell’inchiesta e consentire le verifiche sulle loro condizioni di salute.

Enpa: «Ai cani servono cure e un futuro diverso»

Sulla vicenda è intervenuta anche Giusy D’Angelo, presidente nazionale dell’Enpa, che ha espresso forte preoccupazione per le condizioni in cui gli animali sarebbero stati allevati e preparati ai combattimenti.

L’associazione ha richiamato l’attenzione sui rischi legati a pratiche di addestramento particolarmente dure e all’eventuale utilizzo di sostanze farmacologiche per modificare le prestazioni fisiche dei cani. Si tratta di aspetti che, oltre a poter provocare sofferenze, richiedono approfondimenti per stabilire le conseguenze sulla salute degli animali coinvolti.

D’Angelo ha sottolineato che i cani non possono essere considerati strumenti attraverso i quali ottenere guadagni illeciti, ribadendo la necessità di garantire loro assistenza e protezione una volta sottratti ai presunti responsabili.

Per l’Enpa, infatti, il sequestro costituisce soltanto il primo passaggio: è fondamentale assicurare ai 24 pitbull cure adeguate, condizioni di vita sicure e la possibilità di un futuro lontano dalla violenza.

L’inchiesta coordinata dalla procura di Parma prosegue dunque su più fronti: dall’accertamento delle responsabilità individuali alla ricostruzione del presunto sistema di scommesse, passando per la verifica dei trasferimenti degli animali e delle condizioni in cui sarebbero stati allevati. L’obiettivo è chiarire se dietro gli episodi segnalati esistesse una rete strutturata e individuare tutti gli eventuali responsabili.

Redazione

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