Verona, il tribunale blocca i licenziamenti Ammann: condotta antisindacale accertata

La multinazionale svizzera condannata: dovrà revocare la procedura e convocare la Fiom per un confronto sul futuro dello stabilimento

Protesta lavoratori Ammann

È arrivata la prima vittoria legale per i lavoratori dello stabilimento Ammann di Verona. Il tribunale ha accolto il ricorso presentato dalla Fiom-Cgil in merito alla condotta antisindacale della multinazionale svizzera, accertando gravi violazioni nelle procedure di informazione e consultazione previste dal contratto collettivo e dalla legge.

La sentenza, pubblicata dopo settimane di stallo e tensioni, ordina ad Ammann la revoca immediata della procedura di licenziamento collettivo, avviata lo scorso 14 maggio, e che prevedeva 64 esuberi su 157 dipendenti. I licenziamenti erano legati alla delocalizzazione della produzione e del magazzino in Turchia, decisa dall’azienda esclusivamente per ridurre i costi del personale.

Il giudice: azienda ostile al confronto sindacale

Il tribunale ha sottolineato le mancanze dell’azienda nella comunicazione con le RSU e con la Fiom, oltre alle azioni volte a eludere il confronto previsto dall’art. 9 del CCNL. In particolare, la sentenza ha evidenziato che Ammann ha evitato qualsiasi interlocuzione con l’Unità di crisi della Regione Veneto, rifiutando gli incontri istituzionali e ignorando le richieste di confronto con il sindacato.

La condanna dispone anche il pagamento delle spese legali da parte dell’azienda e impone la cessazione di ogni comportamento ostativo. Inoltre, obbliga Ammann a convocare un incontro con la Fiom nell’ambito degli strumenti previsti dal contratto nazionale.

Conciliazioni sospette: segnalazioni all’Ispettorato del lavoro

Nel frattempo, la Fiom ha denunciato un’altra anomalia: oltre 30 risoluzioni contrattuali individuali firmate con l’assistenza di Confindustria e di altri sindacati, con verbali di conciliazione ex art. 411 che, secondo quanto segnalato, riconducono le cessazioni a motivazioni generiche o disciplinari, eludendo di fatto la procedura collettiva già oggetto della sentenza.

Per questo motivo, la Fiom ha inoltrato formale segnalazione all’INPS e all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Verona, chiedendo di indagare sulle modalità con cui sono avvenute queste conciliazioni.

Fiom pronta al confronto: serve un piano industriale

“Siamo disponibili a sederci al tavolo per costruire soluzioni condivise” ha dichiarato Martino Braccioforte, segretario generale della Fiom-Cgil di Verona. Il sindacato chiede che l’azienda presenti un piano industriale chiaro, che includa il mantenimento di alcune attività a Verona – come magazzino, reparto ricambi e manutenzione – e la possibilità di riqualificare e ricollocare il personale, anche con passaggi di ruolo da operaio a impiegato.

Viene inoltre chiesto di coinvolgere l’Unità di Crisi della Regione Veneto, sfruttando strumenti di sostegno pubblico come ammortizzatori sociali e politiche attive per la ricollocazione, con percorsi di outplacement e formazione finanziata.

Il futuro dello stabilimento ancora incerto

La vertenza Ammann resta aperta, ma la sentenza rappresenta un punto di svolta nella difesa dei diritti sindacali e dei posti di lavoro. Se l’azienda non rispetterà le prescrizioni imposte dal tribunale, potrebbero seguire ulteriori azioni legali e istituzionali.

Nel frattempo, la Fiom chiede massima trasparenza sui licenziamenti già effettuati, sottolineando che nessun accordo separato può sostituire un percorso condiviso e legittimo per affrontare una crisi industriale di questa portata.

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