Nelle regioni del nord Italia, compreso il Veneto, si è svolto ieri, 24 novembre, uno sciopero generale proclamato dalla Cgil e dalla Uil. L’adesione è stata sorprendentemente alta, superando le aspettative, e ha coinvolto principalmente i dipendenti dei settori privati, tra cui la manifattura, i servizi e l’agricoltura.
Lo sciopero, della durata di otto ore, ha interessato categorie di lavoratori che non avevano già scioperato a livello nazionale il venerdì precedente, il 17 novembre. Questo significa che il pubblico impiego, il personale scolastico e universitario, i dipendenti delle poste e dei trasporti non hanno partecipato allo sciopero. Al contrario, i dipendenti dei settori privati hanno aderito in massa.
Un esempio significativo di alta adesione allo sciopero si è verificato presso l’azienda Bauli, dove ben l’89% dei dipendenti ha deciso di astenersi dal lavoro. Tuttavia, anche in altre fabbriche e aziende medio-grandi con una tradizione di sindacalizzazione radicata, si è registrata una notevole astensione dal lavoro.
Nel veronese, numerosi presidi sindacali sono stati organizzati fin dalle prime ore del mattino di fronte a importanti stabilimenti produttivi della provincia. Inoltre, oltre 3.000 manifestanti hanno partecipato a un corteo che è partito da Piazza Cittadella e ha attraversato le strade del centro. Durante il comizio finale, è stata letta una toccante testimonianza sul tema della violenza sulle donne e dei femminicidi, evidenziando l’importanza di affrontare anche questa questione.
Francesca Tornieri, segretaria generale della Cgil Verona, e Giuseppe Bozzini, coordinatore provinciale di Verona Uil Veneto, hanno commentato l’evento sottolineando la necessità di mettere al centro dell’agenda politica questioni come i salari, le pensioni e i servizi pubblici. Hanno evidenziato il profondo malessere dei lavoratori, delusi per il mancato recupero del potere d’acquisto dei salari e l’aumento delle pensioni anticipate. Inoltre, hanno espresso preoccupazione per l’aumento della precarietà del lavoro tra i giovani a causa della liberalizzazione dei contratti atipici e a tempo determinato.
In conclusione, lo sciopero generale del 24 novembre ha dimostrato che i lavoratori italiani sono preoccupati per il loro futuro economico e sociale. È emersa la necessità di affrontare le questioni legate ai salari, alle pensioni e alla precarietà del lavoro, al fine di promuovere l’equità e la giustizia sociale nel paese.