Il comparto risicolo veronese attraversa una delle fasi più difficili degli ultimi anni. Nonostante consumi in crescita a livello europeo, il mercato locale registra un tracollo dei prezzi che mette a rischio la sostenibilità economica delle aziende agricole. L’allarme arriva da Confagricoltura, in occasione della riconferma di Filippo Sussi, imprenditore agricolo di Nogarole Rocca, alla presidenza regionale, affiancato dal nuovo vicepresidente Romualdo Caifa.
Il dato più preoccupante riguarda il crollo del prezzo del Vialone Nano, simbolo della risicoltura scaligera, oggi scambiato a meno di 600 euro a tonnellata, contro i circa 1.300 euro raggiunti solo dodici mesi fa. Una riduzione che, di fatto, dimezza i ricavi e rende impossibile coprire i costi di produzione, aumentati sensibilmente per effetto dei rincari di sementi, carburanti ed energia.
La provincia di Verona rappresenta il cuore della produzione regionale, con 2.560 ettari coltivati su un totale veneto di 3.350. Numeri che evidenziano il peso strategico del territorio nel panorama risicolo. Tuttavia, secondo i dati Ismea, la svalutazione del prodotto sta mettendo in seria difficoltà le aziende, molte delle quali si trovano con magazzini pieni e scarse prospettive di vendita. Il rischio concreto è un ridimensionamento delle prossime semine, con effetti a catena sull’intera filiera.
Alla base della crisi viene indicata l’importazione massiccia di riso proveniente da Paesi come Cambogia, Myanmar, Pakistan e Vietnam. Questi Stati beneficiano di regimi a dazio zero o di tariffe doganali considerate superate, ferme a normative del 2004 che, secondo i produttori, non garantirebbero un’adeguata tutela del mercato europeo.
Filippo Sussi parla apertamente di concorrenza sleale, sottolineando come il riso estero venga immesso sul mercato a prezzi inferiori grazie a costi di produzione molto più bassi. Tra le criticità evidenziate figurano l’utilizzo di prodotti chimici vietati in Italia e condizioni di manodopera meno onerose, fattori che determinerebbero uno squilibrio competitivo a danno delle aziende locali.
Le richieste rivolte alle istituzioni europee sono chiare: Confagricoltura giudica insufficiente la proposta del Parlamento UE di fissare a 565 mila tonnellate la soglia per l’attivazione automatica dei dazi. L’organizzazione agricola chiede di abbassare il limite a 200 mila tonnellate e di estendere la tassazione anche al riso già confezionato, per evitare che entri nel mercato europeo senza adeguate barriere.
Il quadro appare ancora più paradossale se si considera l’andamento dei consumi. Negli ultimi dieci anni, il consumo di riso in Europa è cresciuto del 20%, mentre in Italia si attesterebbe attorno alle 450 mila tonnellate annue. Eppure, oltre il 60% del fabbisogno europeo sarebbe coperto da prodotto importato. Un aumento della domanda che non si traduce in benefici per i produttori locali, penalizzati da una concorrenza internazionale ritenuta troppo aggressiva.
La sfida, secondo i rappresentanti del settore, passa anche attraverso una maggiore valorizzazione delle varietà italiane, come il Carnaroli e il Vialone Nano, considerate eccellenze nella preparazione dei risotti e apprezzate per qualità, sicurezza alimentare e digeribilità. L’obiettivo è rafforzare la consapevolezza dei consumatori sull’origine del prodotto e incentivare scelte d’acquisto orientate alla filiera nazionale.
Il settore risicolo veronese si trova dunque davanti a un bivio: senza interventi strutturali e misure di tutela adeguate, il rischio è una contrazione produttiva che potrebbe ridisegnare il panorama agricolo locale. Le prossime decisioni a livello europeo saranno determinanti per il futuro di una coltura che rappresenta non solo un comparto economico, ma anche un patrimonio identitario del territorio.