Ieri pomeriggio, alle 14:30, le strade di Verona sono state teatro di una protesta accesa contro EOS – European Outdoor Show 2025, l’evento fieristico che richiama appassionati di caccia, tiro sportivo, pesca e outdoor. “Sì a Verona Arena di pace. No alla fiera delle armi”: questo lo slogan riportato su numerosi cartelli dei manifestanti riuniti all’esterno della fiera.
L’iniziativa è stata promossa da diverse realtà associative, tra cui Circolo Pink e Laboratorio Autogestito Paratodəs, con il supporto di gruppi provenienti anche da fuori città. La contestazione ha puntato il dito contro quella che i partecipanti definiscono una manifestazione che normalizza la violenza e alimenta logiche di profitto basate sulla guerra e lo sfruttamento.
Le accuse degli attivisti
In un post pubblicato sul profilo Instagram di Paratodəs, gli organizzatori hanno espresso il loro dissenso con toni duri: “EOS è il simbolo di un sistema che antepone il profitto alla vita e alla dignità umana. Un meccanismo predatorio nei confronti della natura, degli animali e delle persone. Un modello colonialista, razzista e militarista, che prospera sulla morte e sulla violenza fine a sé stessa”.
Tra striscioni, musica e bandiere palestinesi
Il corteo si è mosso da viale dell’Industria fino a Porta San Zeno, tra slogan, musica e cartelloni di protesta. Particolarmente visibili tra la folla le bandiere palestinesi, simbolo di un messaggio politico più ampio contro i conflitti armati e l’industria bellica.
Flash mob all’interno della Fiera
Non solo manifestazioni all’esterno: alcuni attivisti hanno inscenato un flash mob davanti allo stand “Beretta”, indossando maschere raffiguranti il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Usa Donald Trump. Accanto a loro, immagini di civili palestinesi con un bersaglio disegnato sulla fronte, a simboleggiare la denuncia contro le conseguenze delle politiche militari internazionali.
L’evento ha sollevato un dibattito acceso tra sostenitori della manifestazione e attivisti pacifisti, confermando che il tema delle armi e della loro commercializzazione continua a dividere l’opinione pubblica.