Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno già producendo effetti concreti sull’economia quotidiana. Il nuovo scenario di guerra ha provocato un immediato aumento dei prezzi dei carburanti, con rincari registrati nelle ultime ore anche nelle stazioni di servizio veronesi. L’attenzione degli esperti si concentra soprattutto sulla possibile crescita dei costi energetici, con il rischio di un aumento significativo delle bollette di gas e luce nei prossimi mesi.
Uno dei fattori principali alla base dei rincari è la chiusura dello stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti per il commercio mondiale di petrolio. Attraverso questo corridoio marittimo transita infatti circa il 20% delle forniture globali di greggio, e il blocco dei traffici ha generato immediati contraccolpi sui mercati energetici internazionali.
A complicare ulteriormente la situazione sono stati gli attacchi dell’Iran alle infrastrutture del Qatar, che alimentano timori sulla stabilità delle forniture di gas naturale verso l’Europa. L’insieme di questi fattori ha già spinto verso l’alto le quotazioni delle materie prime energetiche.
Le conseguenze sono visibili anche nei distributori di carburante. Secondo quanto spiegato da Nicola Baldo, vicepresidente di Confcommercio Verona, nella giornata del 3 marzo i prezzi hanno registrato i primi aumenti significativi.
«Ieri mattina gli incrementi erano di 10 centesimi al litro per il gasolio e 4 centesimi per la benzina. Nei nostri impianti abbiamo cercato di limitarli, applicando rispettivamente aumenti di 6 e 2 centesimi», ha spiegato. Tuttavia già nel pomeriggio si prevedevano ulteriori rincari nell’ordine di altri 10 centesimi al litro, destinati a riflettersi sui prezzi alla pompa.
Il risultato è che fare rifornimento costa già diversi euro in più rispetto a pochi giorni fa. Per il pieno di un’utilitaria, ad esempio, si registrava un aumento medio di circa 4 euro, mentre l’impatto è molto più pesante per il settore dei trasporti. Per gli autotrasportatori, infatti, riempire il serbatoio di un tir diventa significativamente più oneroso, con effetti potenziali anche sui costi della logistica.
Gli operatori del settore non prevedono un calo dei prezzi nel breve periodo. «Abbiamo già visto qualcosa di simile con lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina», osserva Baldo, ricordando come le quotazioni energetiche siano influenzate dalle contrattazioni sui mercati finanziari e da possibili fenomeni speculativi.
Oltre ai carburanti, cresce la preoccupazione anche per le bollette di gas ed elettricità, che potrebbero subire aumenti nei prossimi mesi. Secondo Adiconsum, tra marzo e aprile potrebbero arrivare rincari significativi per le famiglie. L’associazione invita i consumatori a controllare con attenzione i contratti nel mercato libero, perché eventuali cambi di fornitore potrebbero comportare penali di uscita.
Le stime più pessimistiche indicano una possibile impennata del 25% delle bollette del gas. Carlo Garofolini, presidente di Adico Veneto, ipotizza che per le famiglie veronesi questo scenario potrebbe tradursi in un incremento medio di circa 420 euro annui, con variazioni tra i 380 euro per i clienti vulnerabili e i 460 euro per chi è nel mercato libero.
Il timore è quello di assistere a un effetto simile a quello registrato nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando i prezzi di energia e alimenti subirono aumenti molto consistenti. Se la crisi dovesse prolungarsi, infatti, il rincaro delle materie prime energetiche potrebbe trascinarsi anche su altri settori dell’economia.
Tra questi c’è il comparto alimentare. Secondo le stime, la spesa media mensile per i prodotti alimentari a Verona, oggi intorno ai 520 euro, potrebbe crescere tra i 30 e i 50 euro a causa dell’aumento dei costi di produzione e trasporto.
Anche il prezzo del petrolio potrebbe subire una forte accelerazione. Alcuni analisti ipotizzano che il greggio possa raggiungere i 100 dollari al barile, con la conseguenza di riportare il costo dei carburanti oltre la soglia dei 2 euro al litro, come avvenuto nel 2022.
Non tutte le previsioni sono però così pessimistiche. Secondo gli analisti di Facile.it, l’impatto sulle bollette potrebbe essere più contenuto: a livello nazionale gli aumenti potrebbero aggirarsi attorno ai 121 euro annui per il gas e circa 45 euro per l’elettricità.
Se la crisi dovesse risolversi rapidamente, gli effetti sui prezzi potrebbero rientrare in tempi relativamente brevi. In caso contrario, il rischio è quello di una nuova stagione di rincari che potrebbe pesare sui bilanci delle famiglie e sulle imprese.