Garantire il pranzo a scuola non è solo una questione organizzativa, ma un tassello centrale dell’offerta formativa. In Italia, tuttavia, le mense sono presenti in poco più di un terzo degli edifici scolastici statali, con marcate differenze territoriali. In questo scenario, la provincia di Verona si distingue per un dato in controtendenza: l’88% delle scuole primarie e secondarie di primo grado dispone di uno spazio dedicato alla mensa, una percentuale superiore sia alla media regionale sia a quella nazionale.
Il Veneto, nel suo complesso, si colloca già sopra la media italiana, con quasi quattro scuole su dieci dotate del servizio. Ma il territorio veronese mostra una copertura ancora più ampia. I numeri emergono da un’analisi di Openpolis basata sui dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2024/2025. Il quadro complessivo appare positivo, pur lasciando spazio a squilibri significativi tra i diversi Comuni.
Nel dettaglio, sono 20 i Comuni veronesi in cui tutti i plessi scolastici risultano coperti dal servizio mensa. All’estremo opposto, però, si trovano 12 Comuni dove non è presente nemmeno una struttura con uno spazio dedicato. In entrambi i casi si tratta prevalentemente di realtà di piccole dimensioni situate nelle aree interne della provincia. Il dato suggerisce che la sola dimensione demografica non sia sufficiente a spiegare la presenza o meno del servizio: incidono probabilmente scelte amministrative, modelli gestionali e organizzazione delle risorse.
Tra questi due poli si colloca una situazione frammentata. In 16 Comuni la copertura oscilla tra l’80% e il 55% degli istituti, mentre in altri 17 si attesta attorno alla metà delle scuole. Il gruppo più numeroso, composto da 32 Comuni, presenta invece una diffusione molto limitata, compresa tra il 45% e appena il 2% dei plessi. La distribuzione del servizio resta dunque disomogenea, nonostante la buona performance complessiva provinciale.
Un caso particolare è rappresentato dal Comune di Verona. Secondo i dati Openpolis, nel capoluogo risultano tre mense su 128 plessi scolastici. Un numero che, isolato dal contesto, può apparire sorprendente. In realtà, il dato si riferisce ai centri cottura centralizzati, ovvero le strutture che preparano e distribuiscono i pasti anche alle scuole prive di cucina interna.
L’assessora alle politiche educative e scolastiche Elisa La Paglia ha precisato che la diffusione effettiva del servizio è molto più ampia rispetto a quanto possa sembrare. Le scuole primarie coperte dalla mensa sono 48 su 52, mentre nelle secondarie di primo grado il servizio raggiunge quattro istituti su 25. Il sistema dei centri cottura consente quindi di garantire il pranzo anche dove non esiste una cucina interna strutturata.
Il valore della mensa va oltre l’aspetto alimentare. Secondo quanto evidenziato dall’amministrazione comunale, il servizio rappresenta uno strumento importante per favorire il tempo pieno e contrastare la povertà educativa. Prolungare l’orario scolastico nel pomeriggio significa offrire maggiori opportunità formative e sociali agli studenti, riducendo il divario tra chi può contare su stimoli extrascolastici e chi ne è privo.
La mensa svolge anche una funzione sociale rilevante per le famiglie, in particolare in quelle in cui entrambi i genitori lavorano. Garantire un pasto equilibrato a scuola contribuisce alla regolarità della frequenza e sostiene l’organizzazione quotidiana domestica. Il servizio diventa così un elemento strutturale del sistema educativo, capace di incidere sia sul piano didattico sia su quello sociale.
Nonostante le aree ancora scoperte, il dato provinciale colloca Verona tra le realtà più virtuose del Paese. La sfida resta quella di ridurre ulteriormente le disuguaglianze territoriali, affinché l’accesso alla mensa scolastica possa diventare un diritto effettivo per tutti gli studenti, indipendentemente dal Comune di residenza.