La presenza stabile del lupo nella pianura veronese trova un’ulteriore conferma con il ritrovamento di un esemplare morto ai bordi della statale 434, nei pressi dello svincolo di Menà, a Castagnaro. A dare l’allarme sono stati alcuni automobilisti, che hanno inizialmente scambiato l’animale per un cane di grossa taglia. L’intervento del cinovigile di Rovigo ha permesso di accertare che si trattava, in realtà, di un maschio adulto di circa 40 chili, probabilmente vittima di un investimento stradale.
La carcassa è stata presa in carico dai Carabinieri Forestali di Rovigo, dalla Polizia Provinciale di Verona e da un veterinario dell’Ulss 9 Scaligera di Legnago, che hanno avviato le procedure previste per le specie protette. L’esemplare è stato trasferito prima all’Istituto Zooprofilattico di Verona, poi a quello di Torino per l’autopsia. I primi rilievi suggeriscono un impatto con un veicolo, mentre il lupo attraversava la carreggiata, forse in compagnia del branco.
Non è la prima volta che un lupo perde la vita sulla 434. Solo pochi mesi fa, un cucciolo della stessa famiglia era stato ritrovato morto lungo la statale, anch’esso investito. Il branco in questione si è insediato tra Castagnaro, Villa Bartolomea e il basso Rodigino, in una zona caratterizzata da un’elevata densità di nutrie, principale fonte alimentare dei predatori. Proprio l’abbondanza di questa specie invasiva ha favorito l’adattamento dei lupi, che non hanno mai attaccato allevamenti o animali domestici nella zona, distinguendosi per una convivenza relativamente pacifica con le attività umane.
Uno degli avvistamenti più recenti risale a pochi giorni fa: Mirko Bertoldo, ex vicesindaco di Villa Bartolomea, ha segnalato il passaggio di alcuni esemplari in località Franzine. Un comportamento coerente con la natura erratica del lupo, che può coprire vaste aree in tempi brevi, rendendo plausibile che gli avvistamenti riguardino membri dello stesso nucleo.
Il caso riaccende il dibattito sulla gestione della specie, divenuto particolarmente acceso dopo che l’Unione Europea ha proposto il declassamento del livello di protezione per il lupo, ipotizzando la possibilità di abbattimenti controllati. Una misura che divide opinione pubblica e addetti ai lavori, tra esigenze di tutela ambientale e timori legati alla convivenza con l’uomo.
Secondo i dati ISPRA, le aggressioni documentate in Italia sono state 19 negli ultimi anni, senza conseguenze gravi, e più della metà attribuite a un solo esemplare, poi catturato. Nel Veronese, dalla prima apparizione in Lessinia nel 2010-2011, non si sono mai registrati attacchi a persone, anche se non mancano gli episodi di predazione a carico di animali da allevamento, soprattutto in montagna.
Un episodio emblematico risale allo scorso anno a Bovolone, dove alcuni lupi hanno sbranato daini custoditi in un parco recintato. Ma casi simili, seppur rilevanti per gli allevatori, restano limitati rispetto alla diffusione della specie.
La morte del lupo sulla 434 conferma che la pianura non è più un’area esclusa dalla presenza del predatore. Un cambiamento che richiede nuovi strumenti di monitoraggio, prevenzione e convivenza, in un contesto in cui la fauna selvatica torna a riappropriarsi degli spazi perduti.