L’ultimo sgombero avvenuto a Verona ha riacceso i riflettori sulla condizione dei senza dimora, sollevando un appello urgente da parte della Ronda della Carità. L’operazione, svolta il 14 gennaio in un casolare abbandonato di via Villa, nel quartiere Quinzano, ha coinvolto nove persone sorprese all’interno della struttura, poi denunciate e portate via dai carabinieri con il supporto dei vigili del fuoco.
A prendere posizione è stato Enrico Giacomini, presidente della Ronda della Carità Verona ODV, che in una nota ha denunciato l’assenza di alternative concrete per chi vive in strada, in particolare durante i mesi invernali. «Non possiamo continuare a ignorare queste storie di marginalità. Alcuni di questi uomini e donne sono lavoratori, ma non riescono a trovare un tetto», ha dichiarato.
Il problema, sottolinea l’organizzazione, non si risolve con gli sgomberi, ma si aggrava. Le temperature rigide di gennaio aumentano il rischio di decessi tra le persone senza fissa dimora, come dimostrano i dati della Federazione Italiana Persone Senza Dimora, che ha contato 421 morti nel 2025 in Italia, un numero probabilmente sottostimato e in crescita rispetto agli anni precedenti.
«Spostare le persone non significa proteggerle», avverte Giacomini, che ha quindi lanciato tre richieste principali alle istituzioni locali e nazionali:
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Una moratoria sugli sgomberi durante i mesi più freddi, a meno che non vengano accompagnati da una reale soluzione abitativa.
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Lo stop al sequestro di coperte e sacchi a pelo, considerati beni salvavita per chi dorme all’addiaccio.
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Alternative concrete all’accoglienza, considerando che i dormitori pubblici risultano ormai saturi, e sempre più persone vengono respinte per mancanza di posti disponibili.
«Non si tratta di opporsi alla legalità, ma di affermare il principio della carità e dell’umanità», ha proseguito il presidente, evidenziando come punire la povertà non la elimini, mentre aiutarla rappresenta l’unica strada per affrontarla davvero.
L’appello della Ronda trova eco anche tra i cittadini, che continuano a segnalare con preoccupazione la presenza di persone costrette a dormire in condizioni estreme. «Le telefonate che riceviamo quotidianamente ci dicono che Verona è ancora una città solidale», ha concluso Giacomini. «Ma è il momento di agire. Nessuno dovrebbe essere obbligato a scegliere tra il gelo del marciapiede e un edificio abbandonato».
La questione evidenzia un nodo strutturale del sistema di accoglienza: l’insufficienza cronica delle strutture disponibili e l’assenza di percorsi duraturi di reinserimento sociale per i più fragili. In questo contesto, le richieste della Ronda della Carità si pongono come un invito a riconsiderare le priorità politiche e amministrative, nel segno di una maggiore attenzione alle vite invisibili che abitano le strade della città.