Dal 1° gennaio 2025 le famiglie veronesi dovranno fare i conti con un aumento delle tariffe idriche, ma secondo l’Ato – l’autorità di ambito territoriale ottimale che coordina e controlla il servizio idrico nella provincia – le bollette resteranno tra le più economiche del Veneto.
Gli adeguamenti tariffari, approvati dai sindaci nel 2024 e validati a livello nazionale da Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, prevedono un incremento del 2,9% per gli utenti serviti da Acque Veronesi – attiva in 77 Comuni – e del 3,9% per quelli dell’Azienda Gardesana Servizi, che opera in 20 municipalità della zona del Garda e del Monte Baldo.
Si tratta di rincari più contenuti rispetto a quelli applicati negli anni passati, spiegano i vertici dell’Ato, sottolineando come il livello tariffario veronese resti secondo solo a quello di Venezia per convenienza in ambito regionale.
Il nuovo bilancio di previsione approvato dall’Ato non si limita alla revisione delle tariffe, ma apre la strada a un piano di investimenti a lungo termine, destinato a cambiare radicalmente la gestione del servizio idrico integrato nella provincia. Questo sistema, che comprende acquedotti, fognature e impianti di depurazione, si avvia verso una riforma strutturale trentennale, con una proiezione che potrebbe superare il miliardo di euro di investimenti complessivi entro il 2055.
L’attuale pianificazione risale al 2006, anno della nascita di Acque Veronesi e Gardesana Servizi. Da allora, sono già state realizzate opere per circa 600 milioni, mentre altri interventi sono in fase di completamento con orizzonte 2030.
Nel 2026 partirà ufficialmente l’iter di elaborazione del nuovo Piano d’Ambito, con un’analisi dello stato di fatto e una successiva programmazione sottoposta a valutazione ambientale strategica. Il documento guiderà lo sviluppo infrastrutturale e la gestione delle risorse idriche per i successivi trent’anni.
Tra le novità previste dal futuro piano vi sono tecnologie avanzate per il trattamento delle acque reflue, capaci di intercettare inquinanti attualmente non gestiti, come i residui farmaceutici. Saranno inoltre previste misure di maggiore tutela per le fonti di approvvigionamento e il passaggio della gestione delle acque piovane dai Comuni alle società idriche.
L’intero processo sarà costruito coinvolgendo le amministrazioni locali, le realtà produttive, le associazioni dei consumatori e i cittadini, in un’ottica di partecipazione e trasparenza, ha spiegato Luciano Franchini, direttore dell’Ato.
Nel frattempo, il rincaro di gennaio sarà il primo effetto tangibile di questa transizione, che punta a garantire qualità del servizio e sostenibilità nel lungo periodo. Secondo l’Ato, l’adeguamento si rende necessario per sostenere la manutenzione delle reti, l’adeguamento degli impianti e i futuri interventi previsti dalla nuova pianificazione.
La provincia di Verona, con 97 Comuni aderenti all’Ato su 98 totali – l’unica eccezione è Castagnaro, collegato al sistema rodigino – si presenta come un territorio già ampiamente integrato sotto il profilo della gestione idrica, ma con un fabbisogno infrastrutturale ancora significativo, soprattutto alla luce delle normative ambientali europee e dell’evoluzione tecnologica del settore.