Tre mostre personali dedicate a Giovanni Morbin animano gli spazi espositivi di Verona fino a febbraio 2026, offrendo un’occasione unica per attraversare decenni di ricerca artistica incentrata sul gesto, sul comportamento e sulla relazione con lo spazio. Dopo l’apertura, lo scorso 11 ottobre, di Fuori dalle orbite nello spazio indipendente Habitat 83, il progetto si completa ora con due nuove tappe: Ozionismo, allestita al Museo Lapidario Maffeiano, e Manie, visibile presso il Museo Archeologico al Teatro Romano.
Il progetto espositivo, diretto da Zeno Massignan, si avvale della curatela di Patrizio Peterlini e Laura Lorenzoni per le sedi museali, ed è stato realizzato dai Musei Civici del Comune di Verona in collaborazione con Habitat 83, l’Accademia Cignaroli, la Fondazione Bonotto e Artiver. L’obiettivo è costruire un ponte tra periferia e centro, tra spazi indipendenti e istituzionali, tra la contemporaneità e la stratificazione storica della città.
Un dialogo tra passato e presente dentro i musei archeologici
Le mostre non si limitano a esporre opere, ma propongono un vero e proprio dialogo tra l’arte contemporanea e la memoria archeologica, tra la leggerezza del pensiero e il peso della storia. Il gesto artistico si inserisce tra le tracce del passato, ridefinendo la percezione dei luoghi e il loro significato.
Morbin indaga da sempre il gesto come spazio di resistenza e campo di indagine, traducendo il pensiero teorico in pratica poetica. In questo trittico, la sua ricerca assume la forma di un’unica composizione articolata: tre movimenti che esplorano i temi della sospensione, del disallineamento, della ripetizione, rivelando tensioni tra visibile e invisibile, tra controllo e libertà.
Un’opera plurale per una riflessione sulla contemporaneità
Attivo dal 1978, Giovanni Morbin ha costruito un percorso coerente e radicale, ponendo l’attenzione sulla relazione tra corpo, spazio e società. Le sue opere si muovono tra performance, installazione e oggetti concettuali, con un approccio spesso ironico ma profondamente critico.
Le tre mostre – Fuori dalle orbite, Ozionismo e Manie – non sono solo personali retrospettive, ma tasselli di un discorso unico, che riflette su che cosa può essere oggi l’arte, quale ruolo può avere nei luoghi pubblici, nei musei, nella vita quotidiana.
Il gesto artistico, per Morbin, è atto politico e poetico al tempo stesso, capace di disobbedire, di sospendere la norma, di restituire senso.
Verona al centro dell’arte contemporanea
Con questa tripla iniziativa, Verona si conferma laboratorio di sperimentazione culturale, dove l’arte contemporanea si confronta direttamente con il patrimonio e con la città. Le tre sedi espositive – Habitat 83, il Museo Lapidario Maffeiano e il Museo Archeologico al Teatro Romano – diventano così luoghi attraversati dal tempo, in cui il presente si misura con il passato in un continuo scambio di senso e visione.
Il progetto è frutto della sinergia tra istituzioni pubbliche e realtà indipendenti, un modello di collaborazione che arricchisce il tessuto culturale e invita a ripensare il ruolo stesso dei musei e dell’arte pubblica.