Boom di giovani in carcere: aumentano gli under 25 nelle strutture per adulti

Oltre 5.000 i detenuti tra i 18 e i 25 anni all'inizio del 2025. L’impatto del decreto Caivano, il sovraffollamento e la mancanza di sezioni dedicate aggravano la condizione dei più giovani

Montorio

Nel 2025 i giovani tra i 18 e i 25 anni detenuti nelle carceri italiane per adulti hanno superato quota 5.000, segnando un incremento di circa 1.800 unità rispetto al primo semestre del 2023. Il dato, fornito da fonti istituzionali, fotografa un aumento del 35% in questa fascia di età, che ora rappresenta un detenuto su otto all’interno del sistema penitenziario nazionale.

La crescita della popolazione carceraria giovanile non si distribuisce in modo uniforme ma colpisce in modo evidente anche strutture locali come la casa circondariale di Montorio, a Verona, dove il sovraffollamento è ormai una condizione cronica. Qui, su circa 600 detenuti, il 10% ha meno di 25 anni, contro una capienza ufficiale di 330 posti.

Uno dei fattori determinanti di questa crescita è l’effetto del decreto Caivano, che ha portato a un deciso inasprimento delle pene per reati commessi da minori. Se nel 2023 i detenuti negli Istituti Penali per Minorenni (IPM) erano 311, nel 2025 sono saliti a 628, con un conseguente aumento dei trasferimenti verso le carceri per adulti. Questo passaggio, consentito anche prima dei 25 anni, avviene in alcuni casi in assenza di una struttura adeguata a garantire condizioni differenziate per i più giovani.

Secondo gli esperti, ciò comporta una compressione dei principi della giustizia minorile, sempre più simile a quella degli adulti. Le associazioni e i garanti per i diritti dei detenuti sottolineano come l’attuale sistema privilegi la repressione a scapito della rieducazione, non garantendo ai giovani percorsi di reinserimento sociale. In teoria, l’ordinamento penitenziario prevede sezioni separate per i detenuti under 25 all’interno delle carceri ordinarie, ma questa disposizione è spesso disattesa.

Nella maggior parte degli istituti penitenziari, la mancanza di spazi adeguati e di risorse impedisce una gestione separata. Questo si traduce nella convivenza dei giovani con detenuti adulti, esponendoli a dinamiche più dure e a un maggiore rischio di regressione personale. Il carcere diventa così non solo una misura restrittiva della libertà, ma un contesto che può aggravare la situazione psicologica e sociale di ragazzi ancora in fase di formazione.

Tuttavia, emergono anche segnali positivi. In diverse carceri italiane è stato rilevato un aumento di giovani detenuti che intraprendono percorsi di studio, spesso in collaborazione con istituzioni scolastiche e universitarie. Si tratta di una strategia fondamentale per la ricostruzione del futuro dei giovani reclusi, che dimostra come la detenzione possa essere anche un’occasione di crescita personale, se supportata da adeguati strumenti educativi e culturali.

Il fenomeno, nel suo complesso, evidenzia la necessità urgente di politiche penitenziarie differenziate, capaci di tenere conto delle peculiarità anagrafiche, psicologiche e sociali dei detenuti under 25. Interventi normativi, investimenti strutturali e formazione degli operatori sono le chiavi per evitare che la pena detentiva si trasformi in una frattura definitiva con la società, anziché in un’opportunità di riscatto.

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