Autovelox di Pai: il Comune di Torri ricorre in Cassazione nonostante le sentenze contrarie

Il dispositivo non omologato è stato sconfessato da decine di giudici, ma l’amministrazione insiste: “Dobbiamo tutelare l’interesse pubblico

TORRI DEL BENACO (VR) – Nonostante oltre cento sentenze avverse da parte del giudice di pace e una pronuncia sfavorevole del Tribunale di Verona, il Comune di Torri del Benaco ha deciso di ricorrere in Cassazione per difendere la legittimità dell’autovelox di Pai, installato nell’agosto del 2022. La decisione è stata formalizzata con la delibera di giunta del 23 ottobre, pubblicata nei giorni scorsi, con cui il sindaco Stefano Nicotra e l’amministrazione comunale hanno conferito l’incarico all’avvocato Elena Righetti, già legale di fiducia dell’ente in casi simili.

La mossa giunge in netto contrasto con l’indirizzo giurisprudenziale ormai consolidato, secondo cui i rilevatori di velocità non omologati, ma solo autorizzati, non possono essere utilizzati per sanzionare gli automobilisti, come stabilito più volte dalla Cassazione stessa, alla quale ora il Comune si rivolge.

Il nodo giuridico: omologazione vs autorizzazione

A scatenare la lunga battaglia legale è stata la natura tecnica dell’autovelox di Pai, privo di omologazione secondo quanto richiesto dall’articolo 142 del Codice della Strada. La questione è stata chiarita dal Tribunale di Verona con la sentenza del 25 settembre 2025, firmata dal giudice Lara Ghermandi, che ha sconfessato l’utilizzo del dispositivo, allineandosi a una lunga serie di pronunce contrarie da parte della giustizia di pace.

Nonostante ciò, l’amministrazione ha ritenuto “opportuno costituirsi in giudizio per tutelare gli interessi dell’ente”, motivando il ricorso con l’intenzione di difendere la sicurezza stradale e il proprio operato, considerato in buona fede.

La polemica politica e il ruolo della minoranza

La decisione ha riacceso la tensione con il gruppo di opposizione ViviAmo Torri, che aveva già minacciato, ad ottobre, di rivolgersi alla Corte dei Conti per un presunto danno erariale derivante dalla gestione dell’autovelox. Dopo la pubblicazione della delibera, però, il gruppo ha scelto di non commentare ufficialmente, limitandosi a ribadire quanto già espresso pubblicamente sul proprio sito.

Andrea Bertera, capogruppo di ViviAmo Torri, aveva precedentemente accusato il Comune di aver puntato su una scelta più remunerativa che realmente efficace, ricordando che la riduzione della velocità sulle strade può essere ottenuta anche attraverso interventi strutturali alternativi all’uso dei rilevatori elettronici.

La replica della maggioranza

A difendere l’operato dell’amministrazione è intervenuto Sergio Zanetti, capogruppo di maggioranza, con una lettera aperta datata 31 ottobre, in cui ha accusato la minoranza di incoerenza: “Non si può parlare contemporaneamente di danno erariale e di misura remunerativa”, ha scritto, invitando gli oppositori a proporre interpellanze costruttive e soluzioni alternative per la sicurezza a Pai.

La polizia locale, nel frattempo, ha ribadito che l’obiettivo dell’autovelox non è “fare cassa”, ma prevenire incidenti e tutelare i residenti, posizionandosi così a sostegno della linea difensiva del Comune.

Il futuro del caso

Con la scelta di ricorrere in Cassazione, il Comune affida il destino dell’autovelox di Pai al massimo organo giudiziario, lo stesso che fino a oggi ha costantemente invalidato l’uso di dispositivi non omologati per l’emissione di sanzioni. A rappresentare l’amministrazione sarà ancora una volta l’avvocata Elena Righetti, che ha seguito la maggior parte dei ricorsi analoghi per conto dell’ente.

Adiconsum Verona, guidata da Iacopo Cera, ha finora ottenuto successo in tutti i ricorsi patrocinati, sia in primo che in secondo grado, rafforzando la posizione dei cittadini multati e contribuendo a creare un precedente giuridico che mette ora in discussione la legittimità di migliaia di sanzioni elevate dal dispositivo di Pai.

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