Nuove condanne sono state emesse nell’ambito dell’inchiesta sulle rapine e le aggressioni avvenute tra il 2023 e il 2024 nella zona di piazzale XXV Aprile, davanti alla stazione ferroviaria. Dopo le prime 14 condanne arrivate a giugno, che avevano portato a oltre 60 anni di carcere complessivi, il tribunale ha emesso ulteriori sentenze per cinque imputati, ritenuti parte della stessa rete criminale.
Davanti al collegio presieduto dal giudice Raffaele Ferraro, si è concluso il processo a carico di Mohamed Beyi (21 anni), Nabil Biga (24), Youssef El Modouli (27), Yassine Lhaddaouib (26) e Nabil Meftah (25). Secondo la ricostruzione del pubblico ministero Alberto Sergi, i giovani si sarebbero resi responsabili di numerosi episodi di rapina aggravata, spesso compiuti con l’utilizzo di armi, come tirapugni e spray al peperoncino, con l’obiettivo di derubare studenti e pendolari.
Condanne dai 3 anni e 8 mesi fino a 7 anni
La condanna più bassa, 3 anni e 8 mesi, è stata inflitta a Nabil Biga, mentre per gli altri quattro la pena varia tra i 5 e i 7 anni di reclusione. I fatti contestati si sono verificati tra novembre 2023 e agosto 2024, in quello che gli inquirenti hanno definito un vero e proprio teatro di violenze ripetute, con base operativa davanti alla stazione.
La stazione trasformata in “zona rossa”
L’area di piazzale XXV Aprile era diventata un punto di ritrovo per il gruppo, teatro di agguati, inseguimenti e pestaggi messi in atto per sottrarre alle vittime denaro, cellulari e altri effetti personali. Le testimonianze rese in aula dalle vittime hanno confermato la brutalità delle azioni. In più occasioni le aggressioni si sono concluse con lesioni gravi.
Particolarmente grave l’episodio del 18 novembre 2023, quando un uomo di 45 anni, cittadino indiano, venne derubato del portafoglio appena sceso da un autobus. L’uomo, accortosi del furto, cercò di inseguire i due responsabili, El Modouli e Lhaddaouib, ma venne circondato da un gruppo di almeno dieci persone e colpito ripetutamente anche con un tirapugni, secondo quanto riportato negli atti dell’indagine. Ai due giovani, successivamente, vennero contestate anche lesioni aggravate.
Un copione che si ripeteva da mesi
Le modalità delle aggressioni si distinguevano per la sistematica violenza e l’assenza di scrupoli. Il gruppo, come ricostruito dalla Procura, non esitava ad aggredire anche giovanissimi, utilizzando spray urticanti per facilitare i furti. In molte circostanze, al tentativo delle vittime di reagire, seguiva una violenta escalation culminata in pestaggi e intimidazioni.
La gravità e la frequenza degli episodi portarono, nel tempo, a un intensificarsi della presenza delle forze dell’ordine, con presidi costanti anche da parte dell’esercito, tanto da far dichiarare l’area come “zona rossa”. Un provvedimento reso necessario per contrastare la spirale di microcriminalità urbana che aveva preso piede nella zona.
Il blitz della polizia, avvenuto il 23 luglio 2024, fu un momento cruciale per l’operazione: portò all’arresto di numerosi membri della gang, molti dei quali successivamente hanno scelto di patteggiare. Con le ultime cinque condanne si chiude così uno dei più estesi procedimenti giudiziari contro le baby gang a Milano, che ha visto in totale 19 imputati e pene per decine di anni di carcere.