La svolta investigativa è arrivata dopo la denuncia presentata il 15 aprile da una vittima di Padova. In quella circostanza un uomo si era introdotto nell’abitazione di un’anziana di 88 anni spacciandosi per un avvocato incaricato dal figlio di ritirare denaro e gioielli necessari per una presunta emergenza. Mentre si trovava in casa, il truffatore aveva fatto intervenire telefonicamente due complici che, fingendo pianto e disperazione, avevano convinto la donna di essere davvero i suoi figli: la vittima aveva così consegnato diversi gioielli e alcune centinaia di euro, per un valore complessivo stimato attorno ai 10.000 euro.
Le risultanze delle indagini avviate dalla Squadra Mobile di Padova hanno permesso di collegare questo episodio ad altri analoghi avvenuti tra marzo e aprile scorsi nelle province di Padova, Verona e Brescia, ricostruendo un quadro di reati seriali che ha portato all’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Verona ed eseguita sabato 25 ottobre.
Modus operandi e altri episodi contestati
Il metodo utilizzato era sempre lo stesso: il malvivente si presentava alla porta fingendosi un avvocato o un incaricato che doveva riscuotere un pagamento urgente per salvare il figlio da guai giudiziari o per cause legate a incidenti stradali. In più occasioni l’autore ha sfruttato telefonate simulate con finti parenti in difficoltà per abbassare le difese delle vittime.
Tra gli altri episodi ricostruiti: il 16 e 18 aprile a Verona, dove una 91enne è stata convinta a consegnare denaro e, in un caso, le è stata strappata una collanina d’oro; il 28 marzo, sempre a Verona, in cui l’uomo ha raggirato una 89enne e una 87enne con la richiesta di presunte cauzioni; e il 4 aprile a Brescia, quando una donna di 77 anni è stata indotta a consegnare denaro per una cauzione per il figlio.
In tutti i casi la vittima era anziana e viveva sola, elemento sfruttato dal truffatore per mettere in atto la frode con maggiore facilità.
Prove raccolte e tecniche investigative
Gli investigatori hanno messo insieme diversi elementi probatori. L’analisi dei filmati di sorveglianza, la tracciatura degli spostamenti del sospetto attraverso immagini raccolte lungo le vie di fuga, e l’individuazione dell’utenza telefonica utilizzata per coordinare le finte chiamate sono stati determinanti per ricondurre le cinque truffe al medesimo autore.
La ricostruzione cronologica e geografica degli episodi, unita alle rilevazioni tecniche, ha consentito alla Procura di chiedere e ottenere dal giudice la misura cautelare in carcere, eseguita recentemente dagli agenti della Polizia.
Ricovero giudiziario e prossimi sviluppi
L’uomo, 41 anni, con precedenti, è ora in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le indagini proseguono per chiarire eventuali responsabilità di terzi e per verificare se vi siano ulteriori episodi analoghi non ancora denunciati. Le forze dell’ordine invitano chiunque abbia subito raggiri simili o sia in possesso di informazioni utili a contattare la Squadra Mobile per contribuire alle indagini.