In Veneto culle sempre più vuote: -6,4% di nascite nel 2025

Dati Istat allarmanti: il tasso di natalità crolla a 1,2 figli per donna. Gini (PD): «Serve un welfare strutturale, più asili nido e sostegno alle famiglie»

La crisi delle nascite non rallenta. I dati provvisori Istat relativi ai primi sette mesi del 2025 confermano un nuovo, pesante calo demografico anche in Veneto, con una diminuzione del 6,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A nascere sono stati 16.269 bambini, contro i 17.374 del 2024. Un trend che supera anche la media del Nordest, attestata a -5,5%, e che rafforza i segnali di una crisi strutturale ormai consolidata.

Fecondità ai minimi storici

Nel 2024, il numero medio di figli per donna in Veneto è sceso a 1,2, molto lontano dalla soglia di sostituzione generazionale fissata a 2,1. Il divario è ancora più marcato se si osservano i dati disaggregati per cittadinanza: le madri italiane si fermano a 1,09 figli per donna, mentre le straniere raggiungono quota 1,98, a dimostrazione del loro ruolo nel tenere (parzialmente) stabile il tasso di natalità regionale.

Anche l’età media al parto continua ad aumentare: in Veneto ha toccato i 32,7 anni, con le mamme italiane che fanno il primo figlio in media a 33,5 anni, segno evidente di una posticipazione delle scelte riproduttive dettata da fattori economici, lavorativi e sociali.

L’allarme della politica

Di fronte a un quadro così preoccupante, Sara Gini, candidata del Partito Democratico alle prossime elezioni regionali, lancia un appello per un’azione politica urgente e strutturale.

«La combinazione di pochi nati, basso tasso di fecondità e forte invecchiamento demografico è una delle sfide centrali per il futuro del nostro Paese», ha dichiarato Gini. «La denatalità è ormai una questione strutturale e in Veneto assume caratteristiche accentuate, con ricadute pesanti su servizi, economia locale e sostenibilità sociale».

Le proposte

Gini sollecita un cambio di passo radicale nel welfare regionale, puntando su:

  • più asili nido e servizi per la prima infanzia;

  • sostegni economici alle famiglie con figli piccoli;

  • modelli di lavoro flessibili e compatibili con la genitorialità;

  • campagne culturali per una maggiore equità nei compiti familiari tra uomini e donne;

  • monitoraggio costante dei dati demografici per tarare meglio gli interventi.

«Senza una risposta forte e continua — conclude Gini — la crisi delle nascite rischia di diventare irreversibile, con conseguenze che toccheranno scuola, sanità, mercato del lavoro e tenuta del sistema pensionistico».

Un trend che riguarda tutti

La crisi demografica non è solo veneta, ma nazionale ed europea. Tuttavia, le differenze tra regioni e territori mostrano quanto sia importante intervenire localmente, con soluzioni mirate e concrete.

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