Un nuovo termine si affaccia nel panorama della lingua italiana: “polirinto”, una parola che intreccia natura e linguaggio, ideata da Giuseppe Inga Sigurtà, proprietario del celebre Parco Giardino Sigurtà di Valeggio sul Mincio. Questo neologismo, nato tra le siepi di tasso alte oltre due metri, vuole colmare un vuoto lessicale della lingua italiana, che non distingue tra le due forme principali di labirinti come fa invece l’inglese con maze e labyrinth.
Nel cuore del Parco, su un’area di 2.500 metri quadrati, si snoda un intreccio di 1.500 piante di tasso che circondano una torre centrale, progettata con due scale elicoidali contrapposte. L’opera si ispira a un affresco di Lorenzo Leombruno a Palazzo Ducale di Mantova e ha preso forma grazie alla collaborazione con Adrian Fisher, uno dei maze designer più noti al mondo. Il termine “polirinto”, che unisce il greco polýs (molti) al suffisso -rinto (da labirinto), indica un percorso vegetale a più soluzioni, contrapposto al tragitto unico e lineare del tradizionale labirinto.
L’area dove sorge il polirinto è stata oggetto di un lungo intervento di riqualificazione, trasformando un ex parcheggio in una delle architetture verdi più affascinanti d’Europa. Il progetto, sviluppato in vent’anni, ha richiesto due anni di disegni e sei di lavori, con l’importazione delle piante da un vivaio olandese. Nel 2011, quando ancora era chiamato semplicemente “Labirinto”, il percorso ha ottenuto il Parksmania Award come Miglior Nuova Attrazione dell’anno, diventando in seguito set per video musicali, spot pubblicitari e trasmissioni televisive.
Il polirinto non è solo un’opera paesaggistica, ma anche una sfida culturale. Sigurtà spera che il termine entri nell’uso comune e venga riconosciuto dall’Accademia della Crusca. Il suo intento è linguistico tanto quanto estetico: offrire una parola nuova per un concetto nuovo, che oggi trova espressione solo nella struttura fisica del Parco.
Ma il progetto non si ferma qui. In fase di realizzazione ci sono un tunnel sotterraneo collegato alla torre, che ospiterà un piccolo museo di fossili, e due fontane con cascate che arricchiranno ulteriormente l’esperienza del visitatore. Il tutto, nel rispetto dell’equilibrio naturale e della vocazione educativa e contemplativa del Giardino.
In un’epoca in cui il linguaggio si evolve per descrivere la realtà che cambia, il “polirinto” rappresenta una fusione tra innovazione e radici culturali, tra esplorazione fisica e verbale. Come sottolinea Sigurtà, “in questo intreccio non ci si perde mai davvero: si impara che lo smarrimento può essere una via per riscoprire la meraviglia.”