Lazise, avviata la bonifica della galea veneziana sommersa nel 1509

Sub e archeologi rimuovono molluschi alieni dal relitto sul fondale del Garda

Sul fondale del lago di Garda, al largo di Lazise, è iniziata un’operazione delicata e storicamente rilevante: la bonifica della cosiddetta “galea di Lazise”, una nave autoaffondata nel 1509 durante la ritirata veneziana nella guerra contro la Lega di Cambrai. Il relitto, scoperto nel 1962 a circa 450 metri dal porto nuovo e a una profondità tra i 24 e i 27 metri, è stato negli anni colonizzato da molluschi alieni, in particolare dalla specie Dreissena polymorpha, nota come cozza zebra, originaria del Mar Nero e del Mar Caspio.

Questi bivalvi invasivi, trasportati nel Garda attraverso le condotte subacquee del collettore fognario, hanno trovato nel relitto un ambiente ideale per proliferare, minacciandone la conservazione. L’intervento in corso si concentra sulla rimozione di queste colonie per proteggere le strutture lignee residue dell’imbarcazione, che rappresenta un raro esempio di nave “lunga” medievale, unica nel suo genere per il territorio italiano.

Il progetto è finanziato dal Ministero della Cultura tramite i fondi ordinari della Soprintendenza di Verona, Rovigo e Vicenza, e coordinato dal Servizio tecnico di archeologia subacquea della Soprintendenza di Padova. L’archeologo Alessandro Asta, responsabile scientifico dell’intervento, spiega che l’attività prevede diverse fasi: la prima si è conclusa nella prima metà di settembre, dopo immersioni preliminari condotte a maggio.

L’operazione ha coinvolto sommozzatori professionisti, guidati da un team di archeologi subacquei. In questa prima fase è stata eseguita la rimozione dei bivalvi visibili, seguita da una documentazione fotografica e video dettagliata dei resti lignei. La fase successiva sarà la posa di un geotessuto protettivo, per preservare ulteriormente il sito archeologico.

Durante le immersioni sono stati anche prelevati due campioni di legno, non direttamente collegati alla struttura portante della nave, per analizzarne lo stato di conservazione e identificare le cause del degrado, che – secondo i primi riscontri – non sarebbero direttamente imputabili alla presenza dei molluschi alieni. Queste analisi saranno cruciali per definire strategie di tutela a lungo termine.

L’identità esatta dell’imbarcazione resta ancora incerta. Sebbene sia tradizionalmente definita “galea”, alcuni studi ipotizzano possa trattarsi di una delle due fuste veneziane, imbarcazioni simili ma di dimensioni inferiori, anch’esse utilizzate nel conflitto del 1509. Asta sottolinea la complessità della classificazione: «Il relitto è il primo di una nave lunga medievale rinvenuto in Italia, più piccolo delle galee sottili, ma più grande delle fuste dell’epoca. Se riuscissimo a ritrovare il secondo relitto affondato nello stesso anno, potremmo avere informazioni decisive per chiarire la natura di quello di Lazise».

Il progetto dovrebbe concludersi entro il prossimo anno, salvo imprevisti, ma i dati raccolti e le analisi in corso forniranno materiale di studio fondamentale per generazioni future di archeologi subacquei e studiosi del patrimonio veneziano.

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