Un’estensione della rete ciclabile di 25 chilometri entro il 2026 rappresenta il passo concreto che Verona si appresta a compiere verso una mobilità più sostenibile e meno dipendente dalle automobili. I nuovi interventi, che porteranno la rete oltre i 120 chilometri complessivi, riguarderanno soprattutto i collegamenti dal nord e dall’est verso il centro, con corsie dedicate, in sede propria e protetta.
Una delle trasformazioni più significative interesserà i lungadige Cangrande, Campagnola e Matteotti, dove il traffico automobilistico sarà razionalizzato: il doppio senso di marcia verrà convertito in senso unico da Ponte Risorgimento a Ponte Garibaldi, in direzione San Giorgio e Valdonega, per far spazio a una pista ciclabile bidirezionale. Questo intervento strutturale cambierà in modo radicale la viabilità lungo l’Adige, incentivando l’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano.
Il piano coinvolge anche altre aree strategiche della città, come via Cesiolo, tra Parona e il centro, dove sarà finalmente risolto un nodo viario storico, e la Valpantena, con un collegamento attraverso via Bettelloni che porterà ciclisti da Borgo Venezia fino a Veronetta e a piazza Bra. Il tutto si inserisce in un più ampio ridisegno della mobilità urbana, che comprenderà anche l’imminente attivazione della filovia.
La Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (Fiab) ha accolto con favore le novità, ma pone l’attenzione su un punto cruciale: le infrastrutture non bastano senza un reale cambiamento culturale. Il vicepresidente Giorgio Migliorini sottolinea un dato positivo: «Registriamo un +15% di ciclisti nei punti di rilevamento rispetto all’anno scorso. Ponte Aleardi, in particolare, ha visto un incremento sensibile, probabilmente legato ai cantieri in zona Veronetta, che hanno spinto molti a lasciare l’auto in garage».
Secondo Fiab, i numeri sono promettenti ma resta fondamentale evitare che i nuovi percorsi ciclabili rimangano inutilizzati. «Non devono diventare cattedrali nel deserto», afferma il presidente Corrado Marastoni. Per questo, Fiab e l’associazione Cocai stanno promuovendo un’educazione attiva alla mobilità dolce, con iniziative come quelle organizzate durante la Settimana Europea della Mobilità (Sem) 2025.
La Sem ha visto una partecipazione ampia e trasversale, con oltre 350 persone alla biciclettata inaugurale e un coinvolgimento sempre maggiore da parte di scuole, aziende (attraverso i mobility manager), enti come Legambiente e l’Università di Verona. Un segnale che la mobilità ciclabile sta diventando un tema condiviso, non solo da una minoranza di utenti abituali ma da una comunità urbana sempre più sensibile e consapevole.
Anche l’uso dei monopattini elettrici, sebbene più contenuto rispetto al 2024, resta rilevante in alcune zone come viale Piave, dove rappresentano ancora il 17% del traffico “dolce”. Le nuove norme più restrittive sembrano però aver inciso sull’utilizzo generale di questi mezzi.
«Le auto servono, ma dobbiamo imparare a muoverci meglio», afferma Francesco Avesani di Cocai. Il limite dei 30 km/h, l’estensione della rete ciclabile e le campagne di sensibilizzazione sono strumenti per costruire una nuova idea di città: più sicura, meno congestionata e più vivibile per tutti.
Verona, quindi, si trova di fronte a una svolta epocale nella sua pianificazione urbana. Gli interventi infrastrutturali rappresentano solo il primo passo: il vero cambiamento avverrà se cittadini e istituzioni sapranno collaborare per far crescere una cultura della mobilità sostenibile che metta al centro l’ambiente, la salute e la qualità della vita.