Un’operazione rapida e silenziosa ha trasformato il pomeriggio del 16 settembre in una scena da film nel cuore di Verona. La storica gioielleria Amighini, situata in Corso Porta Borsari, è stata svaligiata da una banda organizzata che ha messo a segno un furto stimato tra i 100 e i 200 mila euro.
Secondo quanto emerso dalle prime indagini, tre uomini, vestiti in modo anonimo con cappellini e occhiali scuri, sono riusciti a introdursi nel negozio senza lasciare segni di effrazione. Gli investigatori ritengono che i malviventi abbiano utilizzato il cosiddetto “chiavistello bulgaro”, un arnese capace di aprire serrature e neutralizzare i sistemi di sicurezza più moderni.
Una volta all’interno, i ladri hanno agito con estrema velocità, portando via gioielli e preziosi nel giro di pochi minuti. Subito dopo si sono dileguati a piedi nelle stradine adiacenti, facendo perdere le proprie tracce in una zona particolarmente affollata del centro cittadino.
L’auto usata per raggiungere la gioielleria è stata rinvenuta poco distante dal luogo del colpo e posta sotto sequestro. La polizia sta ora analizzando impronte, tracce biologiche e le immagini delle telecamere di sorveglianza per ricostruire gli spostamenti della banda prima e dopo il furto.
Il modus operandi, studiato nei dettagli e condotto con estrema precisione, fa pensare a professionisti del settore, in grado di colpire in pieno giorno senza destare sospetti. L’episodio ha destato forte preoccupazione tra i commercianti del centro, già più volte bersaglio di episodi analoghi.
Le indagini sono in corso per identificare i responsabili e stabilire l’esatta entità del bottino, che potrebbe raggiungere il valore massimo stimato di 200 mila euro. Nel frattempo, resta alta l’attenzione sul fenomeno dei furti in gioielleria, spesso messi a segno con strumenti tecnologicamente avanzati e tecniche sofisticate.