Hotel più cari a Verona, rincari del 5% in un anno e oltre il 35% dal 2021

Secondo l’analisi dell’Unione nazionale consumatori sui dati Istat, in provincia i rincari della ricettività restano sopra la media nazionale. Aumenti più contenuti nell’ultimo anno, ma su quattro anni i prezzi sono esplosi

In un’estate segnata dall’inflazione turistica, anche Verona si conferma tra le città italiane dove i prezzi delle strutture ricettive continuano a salire. Lo certifica lo studio condotto dall’Unione nazionale consumatori (Unc), basato sui più recenti dati Istat riferiti a luglio 2025, che pone la provincia scaligera al 21° posto in Italia per rincari su base annua, con un incremento del +4,9% rispetto allo stesso mese del 2024.

Il dato supera ampiamente la media nazionale del settore, fissata al +1,3%, e colloca Verona tra le province italiane più colpite dal fenomeno del “caro alberghi”, anche se resta fuori dalla top 20. A livello regionale, si posizionano più in alto Belluno (+5,7%) e Padova (+5,4%), mentre Venezia sorprende per un calo dei prezzi dell’1,3%, seguito da Rovigo (-1,9%). L’andamento altalenante tra le province venete determina un incremento medio regionale del +2,6%, che vale al Veneto il 13° posto tra le regioni italiane per rincari turistici.

Il confronto più significativo emerge però sul lungo periodo. Se si analizzano gli aumenti dal luglio 2021, il panorama cambia radicalmente. In quattro anni, i costi medi dei servizi di alloggio a Verona sono cresciuti del +35,1%, ben al di sopra dell’inflazione generale italiana nello stesso periodo, pari al +17,7%. Si tratta di una dinamica che riflette una tendenza strutturale al rialzo del comparto turistico, che ha colpito in particolare le mete più ambite del Paese.

In questo scenario, Venezia registra il rincaro più elevato d’Italia (+64,7%), seguita da Milano (+60%) e Firenze (+58,8%). Verona, pur meno colpita rispetto alle “grandi sorelle” del turismo nazionale, si colloca comunque al 34° posto nella classifica complessiva, superata anche da altre città venete come Padova (+46,5%) e Treviso (+42,9%).

L’analisi dell’Unc solleva interrogativi sul ruolo delle scelte commerciali degli operatori del settore. Il presidente Massimiliano Dona sottolinea che gli albergatori potrebbero aver contenuto i rincari nell’ultimo anno per non perdere clientela, dopo gli aumenti già significativi degli anni passati. Tuttavia, il bilancio resta pesante: dal 2021 i servizi di alloggio hanno registrato un aumento medio nazionale del +38,6%, più del doppio dell’inflazione generale.

Anche il resto della filiera turistica contribuisce al rincaro generale: gli stabilimenti balneari, ad esempio, a luglio 2025 hanno visto aumenti del +7,3% rispetto a giugno, del +5,4% su base annua, e quasi del +20% rispetto all’estate 2023. Una dinamica che incide fortemente sulle scelte dei vacanzieri italiani.

Il risultato complessivo è un progressivo accorciamento delle vacanze, come sottolinea Dona: “Tra rincari degli alberghi, aumenti delle spiagge e salari fermi, molti italiani rinunciano a partire o riducono le ferie per contenere le spese”.

Nel caso di Verona, pur non essendo in cima alla classifica nazionale, la crescita dei prezzi resta costante e rilevante, riflettendo il forte richiamo turistico della città, ma anche una pressione crescente sui portafogli di residenti e visitatori.

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