La sua origine è orientale, ma oggi è diventata una minaccia concreta per l’agricoltura veneta. Si chiama popillia japonica, meglio conosciuta come coleottero giapponese, e ha fatto ufficialmente il suo ingresso anche nel territorio veronese, dove sono stati confermati due casi sospetti a Brentino Belluno e tra Villafranca e Sommacampagna. La sua pericolosità è nota da anni: si tratta infatti di un organismo da quarantena prioritario, in grado di provocare gravi danni economici e ambientali.
Secondo il Servizio fitosanitario della Regione Veneto, si è ancora lontani dalla definizione di focolai veri e propri, ma la presenza del coleottero è ormai accertata anche in questa parte della regione. I rischi per il settore agricolo sono elevati: gli adulti attaccano le foglie di oltre 400 specie vegetali, mentre le larve si nutrono delle radici, minacciando le colture dal terreno.
Mais, vite e pesco sono tra le colture più vulnerabili, tutte centrali nell’economia agricola del Veronese. Il coleottero giapponese scheletrizza le foglie e compromette gravemente la produttività delle piante. La sua presenza in Europa è relativamente recente: il primo avvistamento risale al 2014 nei pressi dell’aeroporto di Malpensa, dove probabilmente arrivò tramite il trasporto aereo.
In poco più di un decennio, il parassita si è diffuso in varie zone del Nord Italia: Lombardia, Piemonte, Emilia, Valle d’Aosta e persino in Svizzera, nel Canton Ticino. In natura, la popillia japonica si muove solo per pochi chilometri l’anno, ma il traffico commerciale e le alte temperature ne hanno favorito la rapida espansione.
Proprio il riscaldamento climatico rappresenta uno dei principali fattori che hanno accelerato la diffusione dell’insetto. Le inverni più miti non riescono a bloccare lo sviluppo delle larve, che sopravvivono nel terreno e si trasformano in adulti più facilmente rispetto al passato. Questo elemento rende la lotta fitosanitaria più complessa e richiede interventi mirati.
Per contrastare la diffusione, la Regione ha installato trappole a feromoni e cairomoni nelle aree interessate, che permettono la cattura massiva degli esemplari adulti. Si tratta di dispositivi conici che attirano sia maschi che femmine, simulando segnali sessuali e la presenza di piante ospiti. Parallelamente è stato attivato un monitoraggio capillare per mappare la diffusione del coleottero, soprattutto nei punti più sensibili come l’aeroporto Catullo e l’Interporto, snodi ad alta intensità di merci e traffico umano.
A breve, saranno informati i Comuni e le associazioni agricole, con l’obiettivo di pianificare interventi di contenimento attivo, che potranno includere trattamenti insetticidi, misure di biosicurezza, informazione ai cittadini e restrizioni mirate per prevenire l’ulteriore diffusione dell’insetto. La popillia japonica, infatti, colpisce anche parchi e giardini privati, rendendo necessario un coinvolgimento diretto della popolazione.
In un territorio ad alta vocazione agricola come quello veronese, il rischio rappresentato dal coleottero giapponese non può essere sottovalutato. Il pericolo non riguarda solo la perdita di raccolti, ma anche l’equilibrio dell’ecosistema locale, la redditività delle aziende agricole e la salute delle aree verdi urbane.