Ulisse oltre le sbarre: a Montorio il teatro diventa viaggio e riscatto

Detenuti in scena con “Il Capitano”, primo atto del nuovo progetto teatrale ispirato all’Odissea di Kazantzakis. Laboratori, arte e speranza al centro della vita carceraria

Montorio

Due repliche, 160 spettatori e una nave immaginaria salpata dal palcoscenico della cappella della casa circondariale di Montorio. È approdato così tra le mura del carcere veronese lo spettacolo “Ulisse. Il Capitano”, portato in scena da 14 detenuti all’interno di un laboratorio teatrale organizzato dall’associazione Le Falìe, con la regia di Alessandro Anderloni e il sostegno della Fondazione San Zeno.

Il progetto segna l’inizio di una nuova trilogia drammaturgica, ispirata all’Ulisse di Nikos Kazantzakis, autore greco che rilegge l’Odissea come un percorso interiore di liberazione e inquietudine. Dopo la trilogia precedente dedicata alla Divina Commedia, l’iniziativa continua così a intrecciare letteratura, teatro e rieducazione, offrendo ai partecipanti un’occasione di crescita, ascolto e trasformazione personale.

Lo spettacolo ha preso vita attraverso incontri settimanali dal mese di marzo, coinvolgendo attori detenuti provenienti da tutte le sezioni maschili. Il testo, adattato durante il laboratorio, narra l’Ulisse che, dopo aver sterminato i proci a Itaca, sente rinascere dentro di sé l’irresistibile richiamo del viaggio, dando così il via a un nuovo capitolo epico tra Sparta e Creta.

Scenografie, costumi e contributi multimediali sono stati interamente realizzati all’interno del carcere, grazie al coinvolgimento di diverse realtà attive nell’istituto: dalla falegnameria Reverse alla sartoria Quid, dal collettivo Made in Montorio per gli sfondi dipinti, fino ai video e agli audio realizzati con Fondazione EduLife e il progetto “Giovani Energie”, che ha visto coinvolti 20 giovani tra i 18 e i 29 anni.

A rendere ancora più simbolico l’allestimento, anche l’adesione al programma nazionale “Italia dei Giochi”, in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, con una collaborazione attiva tra istituzioni, associazioni e Università di Verona, attraverso il progetto “SPIN – lo sport inclusivo”.

“Ragazzi, che questo sacro viaggio non finisca mai!”, ha detto il regista Anderloni citando l’Ulisse di Kazantzakis, augurando agli interpreti che la spinta a cercare bellezza e senso continui oltre la scena e le sbarre, come segno di una rinascita possibile anche in luoghi segnati dal dolore e dalla pena.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

Carcere di Montorio
Sovraffollamento, disagio psichico e giovani detenuti al centro della relazione di Don Carlo Vinco: segnali...
Formazione, inclusione e sostenibilità: un progetto pilota che trasforma i rifiuti e offre nuove opportunità...
Chico Forti
L’ex produttore televisivo, condannato all’ergastolo per omicidio, ha presentato richiesta al Tribunale di Sorveglianza: comportamento...

Altre notizie