In Veneto cresce la criminalità organizzata: necessarie nuove strategie di contrasto

Il procuratore generale di Venezia lancia l’allarme: il tessuto economico attrattivo favorisce l'infiltrazione mafiosa. Serve più personale per combattere un fenomeno radicato e in crescita

Criminalità organizzata in aumento in Veneto

Alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2025, il procuratore generale di Venezia, Federico Prato, ha evidenziato il preoccupante radicamento della criminalità organizzata nel Veneto, una regione sempre più esposta a infiltrazioni mafiose a causa del suo dinamismo economico. Il Veneto, con un Pil di 182 miliardi di euro nel 2023, pari al 10% del dato nazionale, è una delle aree più attrattive d’Italia per le organizzazioni malavitose.

Le province maggiormente colpite sono Verona, Vicenza, Padova e Venezia, dove si concentrano oltre 400 imprese con fatturati superiori ai 100 milioni di euro. Questo dato rende evidente la capacità della mafia di infiltrarsi nei settori economici più redditizi, favorita da una criminalità che opera con “modalità sotterranee” per evitare l’attenzione delle forze dell’ordine.

La predominanza della ‘ndrangheta e l’evoluzione della mala veneta

Tra le organizzazioni criminali, la ‘ndrangheta si conferma dominante nel territorio veneto, in particolare attraverso la cosca Grande Aracri, attiva nelle province di Padova e Vicenza. Come emerso dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, i capi calabresi raccomandano ai loro affiliati di mantenere un profilo basso nel Nord Italia, ostacolando così il lavoro investigativo.

Nel veneziano, nonostante lo smantellamento della Mala del Brenta, negli ultimi anni si sono registrati episodi di ritorno di alcuni esponenti storici. Il Tronchetto, in particolare, è stato presidiato da fedelissimi della frangia mestrina tra il 2015 e il 2021. Allo stesso tempo, il vuoto lasciato dalla Mala ha favorito l’ingresso di nuove realtà criminali, come il clan dei Casalesi, per cui il tribunale di Venezia ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso.

Le criticità del contrasto e la richiesta di risorse

Il procuratore generale Prato ha sottolineato che la lotta alla criminalità organizzata in Veneto richiede un cambio di strategia, ma per condurre questa battaglia servono più risorse umane. Il distretto giudiziario del Veneto soffre di una carenza del 36,40% di personale, con picchi del 50% a Vicenza, rispetto alla media nazionale del 25%. Questa situazione, unita alla discrezione operativa dei gruppi criminali, contribuisce a una percezione sottostimata del fenomeno da parte delle autorità centrali.

Prato ha anche evidenziato come la crescita della criminalità organizzata nel Nord sia spesso sottovalutata a livello nazionale, dove si ritiene erroneamente che regioni come il Veneto non siano a rischio. Per cambiare questa visione, è fondamentale riconoscere che la discrezione delle organizzazioni mafiose non significa assenza di pericolo, ma un radicamento più profondo e difficile da individuare.

Un allarme che non può essere ignorato

I segnali di un radicamento storico e attuale della criminalità organizzata in Veneto sono ormai evidenti. La regione, con un’economia orientata all’export e un tessuto produttivo dinamico, è una delle aree più esposte del Paese. Per affrontare efficacemente questa sfida, sarà indispensabile intervenire con maggiori risorse, una strategia di contrasto più mirata e una maggiore consapevolezza del problema a livello nazionale.

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