Farmaci alla guida: rischio ritiro patente con la riforma del Codice della strada

La nuova normativa equipara alcuni farmaci a sostanze stupefacenti: sindacati e automobilisti chiedono chiarezza

Polizia locale

La riforma del Codice della strada, introdotta con la Legge 25/11/2024, n. 177, ha generato una situazione di grande confusione per centinaia di migliaia di persone che assumono farmaci su prescrizione medica. La modifica ha eliminato cinque parole cruciali dai commi 1 e 1 bis dell’articolo 187, eliminando l’obbligo di dimostrare lo stato di alterazione psico-fisica del conducente per configurare l’infrazione. Di conseguenza, chi assume determinati medicinali potrebbe incorrere in sanzioni, incluso il ritiro della patente, anche se non presenta effetti negativi alla guida.

Quali farmaci sono coinvolti?

Ad oggi, non esiste un elenco ufficiale dei farmaci interessati dalla normativa. Tuttavia, secondo l’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Friuli-Venezia Giulia), tra i medicinali potenzialmente a rischio figurano:

  • Morfina e analgesici oppiacei,
  • Farmaci a base di cannabis,
  • Barbiturici e benzodiazepine,
  • Ansiolitici, antidepressivi e antiepilettici,
  • Antistaminici.

Anche con prescrizione medica, chi assume questi farmaci rischia ammende che vanno da 1.500 a 6.000 euro, arresti da sei mesi a un anno e la sospensione della patente da uno a due anni.

Ambiguità normativa e incertezza

L’aspetto critico della riforma è che, pur assumendo farmaci sotto prescrizione e senza effetti sulla guida, i pazienti possono comunque essere considerati in violazione dell’articolo 187. Come sottolineato dall’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina, la prescrizione medica non esonera dalla responsabilità penale. Ciò significa che anche un automobilista in terapia con un blando ansiolitico potrebbe incorrere in gravi sanzioni.

Secondo il sindacato Farmacieunite, molti farmaci prescritti comunemente possono produrre falsi positivi nei test salivari utilizzati per i controlli stradali, aggravando l’incertezza. Questo scenario crea un “terreno minato” per gli automobilisti, come evidenziato dal segretario del sindacato: “Non è chiaro quali farmaci siano a rischio di interpretazione errata, lasciando cittadini e farmacisti senza risposte certe.”

La richiesta di chiarezza

Farmacieunite ha chiesto formalmente all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) di fornire linee guida chiare e accessibili, per stabilire quali farmaci possono interferire con i test e per evitare che pazienti in terapia siano penalizzati ingiustamente. La stessa confusione è stata sollevata anche dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che ha annunciato la creazione di un tavolo tecnico per definire deroghe e discipline di dettaglio. Tuttavia, ad oggi non sono stati prodotti aggiornamenti concreti, lasciando automobilisti e operatori sanitari in uno stato di incertezza.

Possibili sviluppi

Il ministero ha dichiarato, in una nota del 14 dicembre 2024, che i pazienti devono seguire le indicazioni mediche prima di mettersi al volante, ma ha anche anticipato “l’adozione di ulteriori misure in fase di studio”. Intanto, le sanzioni rimangono applicabili e la normativa continua a generare dubbi e preoccupazioni.

Conclusioni

L’assenza di chiarezza sul nuovo Codice della strada rischia di criminalizzare pazienti che seguono terapie farmacologiche prescritte per il loro benessere. Farmacieunite e altri enti chiedono interventi rapidi e risolutivi per proteggere i cittadini e fornire indicazioni precise a chi opera nel settore sanitario. Senza un intervento tempestivo, l’ambiguità normativa continuerà a penalizzare ingiustamente chi assume farmaci regolarmente, rendendo necessario un equilibrio tra sicurezza stradale e diritto alla salute.

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