Energia elettrica: Veneto ed Emilia Romagna contro la proroga delle concessioni

Un fronte politico e regionale si oppone alla proroga ventennale delle concessioni per la distribuzione elettrica, proponendo un sistema più efficiente e sostenibile con le multiutility locali

La recente approvazione della legge di bilancio, contenente un emendamento che prevede la proroga di vent’anni per le concessioni di distribuzione dell’energia elettrica, ha suscitato forti critiche. L’emendamento, se attuato, garantirà agli attuali concessionari – in gran parte Enel, che gestisce l’85% della distribuzione – il mantenimento dei loro privilegi senza dover affrontare la concorrenza. A pagare il prezzo di questa proroga saranno i cittadini e le imprese, che vedranno i costi aggiuntivi riflettersi sulle bollette.

L’asse del Nord: Veneto ed Emilia Romagna in prima linea

Le Regioni del Nord, in particolare Veneto ed Emilia Romagna, stanno guidando l’opposizione a questa norma. Verona, attraverso l’iniziativa di Federico Testa, presidente di Agsm-Aim ed ex presidente di Enea, è stata tra le prime a lanciare un appello per aprire il mercato a più operatori. La richiesta è chiara: favorire l’ingresso di aziende multiservizi locali nella distribuzione elettrica per garantire maggior efficienza, investimenti nei territori e tariffe più sostenibili.

Gli assessori regionali veneti Roberto Marcato (Sviluppo economico) e Gianpaolo Bottacin (Ambiente) hanno inviato una lettera al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e ai parlamentari della Lega, chiedendo un confronto approfondito prima di approvare la proroga. Parallelamente, l’Emilia Romagna, attraverso il vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico, ha scritto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, sollecitando una revisione della norma.

Multiutility locali come soluzione

La proposta avanzata dalle Regioni punta a coinvolgere le multiutility locali, come Agsm-Aim per Verona e Vicenza, e altre aziende pubbliche del Veneto, come Ascopiave. Questo approccio mira a garantire una gestione più vicina al territorio, aumentando la trasparenza e riducendo i costi per le famiglie e le imprese.

Secondo Federico Testa, è fondamentale unire le imprese pubbliche del settore, le Regioni e le istituzioni locali per creare un modello di distribuzione energetica più equo e sostenibile. Un’alleanza simile, replicata in altre realtà, potrebbe aumentare la forza contrattuale a livello nazionale.

La partita politica: verso la Conferenza Stato-Regioni

La legge di bilancio prevede che il processo di proroga passi per il parere obbligatorio delle Regioni. Questo apre la possibilità di una revisione della norma in sede di Conferenza Stato-Regioni, specialmente se il fronte “autonomista energetico” dovesse allargarsi ad altre Regioni del Nord, come Friuli Venezia Giulia e Lombardia.

L’azione politica è trasversale, con coinvolgimenti che spaziano dal centrodestra, rappresentato da governatori leghisti come Massimiliano Fedriga (FVG) e Attilio Fontana (Lombardia), al centrosinistra, come nei casi dei sindaci di Verona (Damiano Tommasi) e Vicenza (Giacomo Possamai).

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