Un episodio sconvolgente continua a turbare la tranquillità di Caldiero, in una delle sue zone residenziali. Domenica 1 dicembre, un giovane di origine marocchina ha fatto una macabra scoperta: il corpo senza vita di Maria Cristina Pugliese, 27 anni, è stato rinvenuto nel bagno dell’appartamento in via Filippo Tommaso Marinetti, dove viveva con il compagno quarantenne Marco Cristofori.
I due uomini, amici di lunga data, si erano incontrati quella mattina in un bar del centro, luogo di ritrovo abituale. Rientrati nell’abitazione di Cristofori, il giovane marocchino ha notato che la porta del bagno al piano terra era chiusa. Insospettito, ha trovato un modo per aprirla, scoprendo il corpo della donna.
Un caso oscuro
Inizialmente, si era ipotizzato un suicidio: la giovane madre, con una figlia di cinque anni da una precedente relazione, sembrava essersi tolta la vita utilizzando il tubo flessibile della doccia. Tuttavia, le circostanze della tragedia hanno sollevato dubbi, portando a ulteriori accertamenti. Marco Cristofori è attualmente indagato per omicidio, seppur in stato di libertà. Intanto, l’abitazione è stata sequestrata dagli inquirenti per consentire le indagini.
La testimonianza chiave
Il giovane marocchino, testimone principale, è stato interrogato dai carabinieri di Colognola ai Colli. Durante una breve conversazione telefonica, ha confermato di aver riferito tutto ciò che sapeva agli investigatori: “Ciò che so è nei verbali in caserma. Non aggiungo altro”.
Le verifiche scientifiche
Ieri mattina, tra le 9.30 e le 12.30, il sostituto procuratore di Verona, Elisabetta Labate, ha guidato un sopralluogo nell’abitazione con il supporto del Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) e dei carabinieri locali. Materiale potenzialmente rilevante è stato raccolto e sigillato, in attesa di ulteriori analisi.
Secondo il magistrato, le indagini stanno procedendo per chiarire se i nuovi riscontri possano aggravare o alleggerire la posizione di Cristofori. Fondamentale sarà l’esito dell’autopsia sul corpo della giovane, attualmente presso l’Istituto di Medicina Legale di Borgo Roma.
Un rapporto tormentato
Nelle ore precedenti al drammatico ritrovamento, Cristofori aveva chiesto informazioni sulla compagna nei bar del paese, affermando di non riuscire a rintracciarla. Aveva anche confidato a un’esercente di aver litigato con lei. Sebbene in pubblico i due apparissero affiatati, i vicini hanno descritto frequenti liti domestiche.
Maria Cristina lavorava presso un magazzino Lidl ad Arcole e arrotondava servendo i clienti durante le pause pranzo in un’osteria locale. Cristofori, invece, percepiva una pensione di invalidità a seguito di un infortunio alla mano subito in un’azienda della zona.