La carenza di medici di base, che interessa 213 aree del territorio, ha raggiunto un livello critico e si prevede che persisterà ancora per diversi anni. Sebbene la Regione Veneto abbia avviato corsi di formazione per centinaia di nuovi medici, ci vorrà del tempo prima che la situazione possa essere riequilibrata. Nel frattempo, rimangono irrisolti i problemi legati all’attrattività della professione e alla mancanza di spazi adeguati per gli ambulatori.
Mentre proseguono le trattative tra la Regione e i sindacati, il sindacato Spi Cgil ha lanciato un appello per facilitare l’immediata operatività dei nuovi medici di famiglia.
Risposta limitata alla chiamata della Regione
Nel primo avviso del 2024, Azienda Zero ha cercato di reperire medici di medicina generale per coprire le aree carenti, ottenendo risposta da 92 medici in tutta la Regione, di cui solo 17 nell’Ulss 9 Scaligera. Tra questi, ci sono un trasferimento, 11 nuovi inserimenti in graduatoria e 5 assegnazioni di diplomati.
“Azienda Zero aggiornerà il numero delle zone carenti, ma vista la situazione attuale, non possiamo aspettarci miglioramenti sostanziali” afferma Adriano Filice, segretario generale Spi Cgil. “Il caso dei tre nuovi medici di famiglia di Parona dimostra che possono passare mesi tra l’assegnazione dell’incarico e l’inizio dell’attività, a causa delle difficoltà nel trovare spazi ambulatoriali a prezzi accessibili”.
Le sfide delle guardie mediche
Per quanto riguarda la continuità assistenziale, le ex guardie mediche, le graduatorie di Azienda Zero riportano solo 5 nuove assegnazioni per tutto il Veneto, nessuna delle quali nell’Ulss 9. “La riforma delle ex guardie mediche, trasformate in medici ‘distrettuali’ per assistere i pazienti senza medico di famiglia, è in stallo” dice Filice. “Al 2 aprile, erano vacanti 114 incarichi da 24 ore settimanali e la situazione sembra destinata a rimanere invariata”.
“Lo scenario delle guardie mediche è critico, con l’85% degli incarichi affidati a neolaureati con contratti di 3-6 mesi” sottolinea Alberto Vaona, segretario provinciale Fimmg per la continuità assistenziale. “Tuttavia, noto segnali positivi. Il nuovo accordo collettivo nazionale introduce più flessibilità nella professione e il Dm 77 per la riforma della sanità territoriale presenta innovazioni significative, promuovendo le case di salute”.
Iniziative per migliorare la situazione
Questo modello è sostenuto anche dall’assessora comunale alla Salute, Elisa La Paglia. “A Parona abbiamo collaborato con la farmacia per l’affitto di spazi ai nuovi medici. Alla Santa Marta è in arrivo un progetto di medicina di base e servizi per persone fragili, e stiamo valutando l’utilizzo dell’ex casa colonica al Saval. Altri comuni si stanno muovendo per favorire l’aggregazione dei medici che, sgravati dal carico amministrativo tramite una segreteria, potrebbero lavorare con maggiore serenità. Tuttavia, la mancanza di finanziamenti regionali per creare nuove medicine di gruppo rappresenta un grosso ostacolo”.
L’Ulss 9, in una nota, sottolinea la sua collaborazione continua con le amministrazioni comunali veronesi per facilitare l’apertura di ambulatori, specialmente nelle zone carenti della provincia. “Attualmente, nel territorio scaligero operano 526 medici di Medicina Generale, con 789.794 assistiti” si legge nella nota, evidenziando che ci sono ancora 30.535 posti liberi. “Di questi medici, 432 hanno un incarico definitivo, 70 temporaneo che diventerà definitivo dopo il diploma, e 24 provvisorio della durata massima di un anno. Azienda Zero sta procedendo con le assegnazioni dei posti, che avverranno in tre fasi nel corso dell’anno”.