Chico Forti ha raccontato di essere stato accolto “come un re” nelle carceri italiane e che a Rebibbia l’ex comandante della Costa Concordia affondata, Francesco Schettino, lo ha voluto incontrare per dirgli: “Chico, sei il mio eroe”. Forti ha aggiunto: “Tra il carcere di Miami e quello di Verona c’è una differenza enorme. Quello di Miami è basato sulla punizione ed è un luogo dove sei continuamente umiliato, mentre qui ho conosciuto valori umani come i rapporti e il rispetto, che non ritrovavo da 24 anni”. Tuttavia, le dichiarazioni rilasciate da Chico Forti al programma di Rai 1 “Cinque Minuti”, condotto da Bruno Vespa, continuano a suscitare dibattiti.
Già il rientro di Chico Forti in Italia, accolto dalla premier Giorgia Meloni e seguito da un rapido permesso per visitare la madre a Trento, aveva sollevato polemiche. Ieri, 3 giugno, la giunta e l’Osservatorio carceri dell’Unione delle Camere Penali Italiane (Ucpi) hanno criticato la breve intervista rilasciata dal detenuto di 65 anni nel carcere di Montorio a Bruno Vespa. Secondo l’Ucpi, l’intervista ha rappresentato “un cattivo servizio di pubblica informazione” e “un pessimo contributo al miglioramento delle condizioni dei detenuti nelle carceri italiane”.
Le critiche dell’Ucpi non sono rivolte a Chico Forti in persona. L’Unione ha espresso gioia per il suo rientro in Italia, sottolineando però che Forti è “un’eccezione rispetto agli oltre 2.600 italiani detenuti all’estero”. L’Ucpi ha evidenziato che l’attenzione mediatica su Forti non è isolata, ma riflette un interesse politico che non porta a reali miglioramenti del sistema carcerario. L’Unione ha espresso sorpresa e speranza che i tempi eccezionalmente rapidi per la concessione del permesso a Forti rappresentino un superamento dei lunghi tempi burocratici che solitamente caratterizzano la gestione dei detenuti.
La principale critica dell’Ucpi alla trasmissione di Bruno Vespa riguarda la “disinformazione rispetto alle condizioni in cui si trovano gli oltre 61mila detenuti nelle nostre carceri”. Il programma avrebbe offerto una “falsa celebrazione ed esaltazione delle ‘dorate’ condizioni detentive italiane”. L’Ucpi ha sottolineato che le carceri italiane non sono affatto simili a un Grand Hotel, ma piuttosto luoghi dove i detenuti vivono in condizioni disumane e poco dignitose, tra sovraffollamento e mancanza di igiene.
L’Ucpi ha infine evidenziato che le pessime condizioni carcerarie favoriscono i suicidi tra i detenuti. “Sono 38 i suicidi accertati dall’inizio dell’anno, e altri 52 sono i morti per malattia o causa non ancora accertata”, ha concluso l’Unione. Questi morti in custodia dello Stato avvengono nel silenzio generale, senza che le televisioni nazionali accendano i riflettori per sollecitare interventi immediati da parte del Governo e del Parlamento. In tale indifferenza si fanno strada iniziative legislative che riducono l’attenzione al mondo carcerario alla sola dimensione contenitiva e repressiva, in chiave securitaria.