Martedì 12 marzo si celebra la terza edizione dell’evento dedicato alla lotta contro la violenza rivolta ai professionisti del settore sanitario e assistenziale. Questa importante occasione giunge in un momento particolarmente sensibile, poco dopo l’episodio di violenza accaduto al personale del pronto soccorso dell’ospedale di Borgo Roma, un evento che la Cgil enfatizza per promuovere un cambiamento rispetto ai pregiudizi radicati.
Simone Mazza, dirigente del settore sanitario per la Fp Cgil di Verona, ha espresso un commento incisivo sulla questione: “Gli attacchi verso medici, infermieri e addetti ai servizi socio-sanitari non devono essere visti come incidenti isolati, ma piuttosto come il risultato di un declino sociale che osserviamo da tempo. Questi episodi sono direttamente collegati alle campagne denigratorie contro il personale pubblico e alla situazione di abbandono in cui si trova il sistema sanitario nazionale, indebolito da anni di tagli finanziari”.
Le statistiche nazionali raccolte dall’Inail confermano che il problema non può essere ignorato, con oltre 2.000 episodi di violenza annui nei luoghi di lavoro. I dipartimenti di emergenza risultano essere i più colpiti, con 456 aggressioni registrate annualmente, seguiti dai reparti di degenza con 400 casi, gli ambulatori con 320 e i servizi psichiatrici con 72 episodi di violenza. Gli atti di violenza sono meno frequenti nell’assistenza domiciliare, nelle case di riposo e nei penitenziari. È importante sottolineare che nel 75% dei casi, le vittime sono donne.
Mazza sottolinea l’importanza del supporto alle vittime da parte delle direzioni ospedaliere, includendo l’assistenza psicologica per superare il trauma e la consulenza legale per valutare azioni legali appropriate. “È fondamentale che questi episodi non vengano minimizzati. Inoltre, è necessaria la preparazione del personale ospedaliero attraverso la formazione specifica, per riconoscere e gestire potenziali situazioni violente”, ha aggiunto.
Come misure preventive, la Fp Cgil considera l’opzione di implementare l’uso di bodycam nei reparti più esposti al rischio. “È inoltre cruciale un piano di assunzioni che rafforzi significativamente le squadre, in particolare quelle di emergenza”, conclude Mazza, sottolineando l’esigenza di una risposta strutturata al problema della violenza nel settore sanitario.