Liste d’attesa sanitarie infinite: visite specialistiche rimandate anche di 4 anni

Le prenotazioni per esami oculistici nel Veronese evidenziano una criticità strutturale del sistema: tempi d’attesa di anni, rinunce e disagi per i pazienti

In provincia di Verona, ottenere una visita oculistica tramite il Servizio sanitario nazionale può richiedere anche fino a quattro anni, secondo quanto emerge da recenti segnalazioni. Le attese lunghissime per prestazioni mediche specialistiche stanno diventando sempre più frequenti in Veneto, coinvolgendo strutture pubbliche e convenzionate, come l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, l’Ulss 9 Scaligera e l’Ircss Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.

Il problema delle lunghe liste di attesa non è un caso isolato, ma riguarda un’intera fascia di prestazioni definite “non urgenti”. Chi oggi cerca di prenotare una prima visita oculistica tramite i Cup cittadini si trova di fronte a date che arrivano anche al 2029. Questa situazione ha portato molte persone a rinunciare del tutto alla prestazione, scoraggiate dai tempi di attesa e dalla complessità delle procedure.

Secondo quanto riferito dalle strutture coinvolte, le liste di attesa per visite non urgenti sono gestite in base alla priorità assegnata dal medico di base. Se l’impegnativa non indica un livello di urgenza (come le classi U, B, D o P), la richiesta viene inserita tra le prestazioni “programmabili”, per le quali non esistono tempistiche garantite. In questi casi, gli utenti possono essere inseriti nelle cosiddette liste di pre-appuntamento, un sistema che prevede il richiamo da parte del Cup in base alla disponibilità dei posti e alla priorità indicata.

Tuttavia, non tutti i pazienti sono informati su queste opzioni, e molti finiscono per rivolgersi a più centri senza ricevere risposte soddisfacenti. Dalle aziende sanitarie viene sottolineata la possibilità di segnalare anomalie e disservizi attraverso i portali online o tramite l’Urp, ma spesso il percorso di segnalazione non è immediato né semplice per l’utente medio.

Il tema delle attese non riguarda solo Verona: la carenza di personale sanitario, la scarsità di specialisti e la pressione costante sul sistema pubblico hanno reso cronica la difficoltà di accesso a visite specialistiche, in tutta Italia. A questo si aggiunge la distinzione tra strutture hub e servizi territoriali: mentre i grandi ospedali si occupano di interventi complessi e alta specializzazione, le visite di base dovrebbero essere garantite dai centri territoriali, che però spesso non riescono a coprire la domanda.

Le strutture ospedaliere sottolineano che, in caso di urgenze o peggioramento della vista, esistono percorsi rapidi come il “fast track”, attivo in alcuni presidi come Borgo Roma. Tuttavia, per la maggior parte dei controlli ordinari, le attese restano una criticità strutturale del sistema sanitario nazionale.

Secondo gli operatori del settore, la chiave per ridurre i tempi risiede nella corretta compilazione dell’impegnativa da parte del medico di medicina generale, indicando con precisione la classe di priorità e la natura della prestazione richiesta. Questo permetterebbe di distinguere tra una vera “prima visita” e un controllo periodico post-operatorio, ottimizzando la gestione delle liste.

Nonostante i numeri importanti di interventi e visite effettuate annualmente dalle strutture sanitarie – ad esempio, circa 4mila operazioni di cataratta ogni anno al Don Calabria – l’accesso a prestazioni ordinarie rimane problematico. La sfida, oggi, è rendere il sistema più accessibile, trasparente ed efficiente, affinché chi ha bisogno di una visita non sia costretto ad attendere anni o, peggio, a rinunciare.

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