L’università entra in carcere: a Montorio orientamento per il futuro dei detenuti

Nella casa circondariale di Montorio primo incontro tra ateneo, scuola e detenuti per costruire percorsi di formazione e riscatto personale attraverso lo studio

Montorio

L’istruzione come chiave per una nuova vita. È con questo spirito che lunedì 9 giugno, nella casa circondariale di Montorio, si è svolto un evento di orientamento universitario dedicato ai detenuti, un’iniziativa senza precedenti a Verona, realizzata nell’ambito del progetto “Università in carcere”. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Università di Verona, il Cpia (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti), la direzione del carcere e lo staff dell’ufficio orientamento dell’ateneo, con l’obiettivo di garantire anche alle persone private della libertà personale l’accesso al diritto allo studio.

Oltre quaranta detenuti diplomati o prossimi al diploma hanno partecipato all’incontro, che ha rappresentato per molti di loro il primo contatto diretto con il mondo universitario. Nel corso del pomeriggio, dalle 15 alle 17, i partecipanti hanno potuto conoscere l’offerta formativa dell’università scaligera, informarsi sulle modalità di iscrizione, sui corsi disponibili e sui servizi di supporto, come il tutorato interno, la consulenza per l’orientamento, il prestito bibliotecario e altri strumenti pensati per favorire il percorso accademico anche in un contesto detentivo.

«Manteniamo così l’impegno assunto con la firma dell’accordo con la casa circondariale di Montorio», ha dichiarato il rettore Pier Francesco Nocini. L’ateneo veronese ha recentemente formalizzato il proprio ingresso nella rete nazionale dei poli universitari penitenziari, una rete che promuove l’accesso all’istruzione per le persone recluse, in linea con i principi costituzionali e con le direttive europee in materia di diritti umani.

Il carcere non deve essere solo un luogo di pena, ma anche di opportunità, è il messaggio forte che emerge da questa iniziativa. Come ha sottolineato il professor Ivan Salvadori, docente di diritto penale e referente dell’ateneo per i rapporti con la conferenza nazionale dei delegati dei rettori per i poli universitari penitenziari, «si tratta di un passo importante per rendere effettivo il diritto allo studio anche in condizioni di restrizione della libertà personale».

Il progetto, oltre a fornire strumenti pratici, intende offrire anche una nuova visione del futuro per chi sta scontando una pena. Studiare durante la detenzione può diventare un’opportunità concreta di cambiamento, un mezzo per acquisire nuove competenze, rafforzare l’autostima e costruire le basi per un reale reinserimento nella società.

L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio che vede Verona impegnata nel promuovere l’inclusione attraverso la formazione. Fino al 14 giugno, infatti, l’ateneo è stato rappresentato anche alla conferenza nazionale dei delegati dei rettori per i poli universitari penitenziari, ospitata dall’Università di Catania. Un segnale della volontà di estendere e consolidare il ruolo dell’università nel sistema di giustizia, non solo come istituzione accademica, ma anche come attore sociale impegnato nella costruzione di percorsi riabilitativi.

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