Caso Moussa Diarra, il Comitato chiede il processo: “Servono verità e giustizia”

Opposizione all’archiviazione dopo l’udienza: al centro il video girato dall’agente

Moussa Diarra

La richiesta di verità e giustizia per Moussa Diarra torna al centro del dibattito dopo l’udienza sull’opposizione all’archiviazione. In un comunicato, il Comitato Verità e Giustizia per Moussa interviene sugli sviluppi giudiziari e sui contenuti di un video realizzato dall’agente coinvolto nei fatti.

Secondo quanto riportato dal Comitato, la visione del filmato, definito “organizzato” dall’agente A.F., rappresenterebbe un passaggio doloroso ma rilevante ai fini dell’indagine. Il video sarebbe stato richiesto dall’agente ai colleghi mentre Diarra era ancora a terra in condizioni critiche.

Il video al centro dell’opposizione all’archiviazione

Nel comunicato si sostiene che nelle immagini si vedrebbe l’agente chiedere di essere ripreso accanto al corpo di Moussa Diarra e di inquadrare in modo chiaro la mano che impugnava un coltello da cucina. Secondo il Comitato, solo successivamente l’agente avrebbe chiamato i soccorsi via radio e avviato le manovre di rianimazione.

Il Comitato sottolinea che i tre colpi di arma da fuoco sarebbero stati esplosi nell’arco di sette secondi dal primo contatto, elemento che – a loro avviso – merita un approfondimento in sede processuale. Il video integrale, della durata di due minuti e 37 secondi, viene indicato come uno degli elementi su cui si fonda la richiesta di celebrare un processo.

Dopo l’udienza di giovedì, si è ora in attesa che la giudice si pronunci sull’opposizione all’archiviazione.

Le domande sollevate dal Comitato

Nel comunicato vengono elencati diversi interrogativi che, secondo il Comitato, richiedono chiarimenti:

  • Perché non sarebbero stati utilizzati strumenti alternativi come taser o manganello?

  • Perché i colpi sarebbero stati indirizzati verso organi vitali nonostante la presenza di un collega?

  • Per quale motivo alcune telecamere della zona non avrebbero registrato e altre immagini sarebbero state visionate immediatamente dall’indagato?

  • Perché tra il momento dell’intercettazione e il decesso sarebbero trascorsi solo sette secondi?

Il team legale della famiglia Diarra, riferisce il Comitato, ha discusso in aula per circa tre ore con l’obiettivo di ottenere l’apertura di un processo che consenta di approfondire tutti gli elementi emersi.

Il contesto e le richieste di chiarimento

Nel testo si ricorda inoltre che l’agente coinvolto risulta citato anche in altre indagini relative a fatti avvenuti in Questura a Verona nel 2024. Il Comitato evidenzia la necessità di un accertamento giudiziario completo e imparziale.

La comunicazione si conclude con un richiamo alla necessità di un percorso giudiziario che accerti eventuali responsabilità e garantisca trasparenza, nel rispetto delle parti coinvolte.

Al momento si resta in attesa della decisione del giudice sull’opposizione all’archiviazione, passaggio che determinerà l’eventuale avvio del processo.

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