Veronetta, il cantiere rivela un ponte medievale e una strada romana

A Verona, i lavori pubblici in via XX Settembre portano alla luce reperti storici: archeologi e tecnici operano insieme per documentare e preservare il patrimonio

Nel cuore di Veronetta, a Verona, il maxi cantiere in corso ha svelato un affascinante frammento del passato cittadino. Durante i lavori di scavo in via XX Settembre e nelle vie limitrofe, sono riemersi reperti di straordinario valore storico: un ponte medievale sul Fiumicello e una strada risalente all’epoca romana, testimonianze preziose di una stratificazione urbanistica che attraversa i secoli.

I ritrovamenti non hanno bloccato i lavori, come spesso accade in questi casi: la differenza la fa il nuovo approccio integrato che vede archeologi, tecnici e operai lavorare fianco a fianco. Coordinati dalla Soprintendenza per la tutela archeologica di Verona, gli specialisti stanno documentando ogni fase con metodo scientifico, evitando ritardi nelle operazioni di cantiere.

Il lavoro di indagine è iniziato ben prima dell’apertura del cantiere stesso, grazie a una valutazione preventiva accurata del sito da parte della Soprintendenza. Come spiega Brunella Bruno, funzionaria responsabile del progetto, la presenza di una grande condotta già posata in precedenza aveva compromesso parte del sottosuolo, riducendo le possibilità di ulteriori scoperte. Tuttavia, le aspettative sono state parzialmente disattese: in alcuni punti, come nelle pareti degli scavi, sono emerse tombe antiche, analizzate direttamente sul campo.

Una delle sorprese più significative è arrivata da via San Francesco, dove è stato rinvenuto un muro appartenente al perimetro dell’antico cimitero ebraico, attivo nella zona fino agli inizi del ’900. Proprio questa struttura ha permesso di conservare i livelli inferiori, dove è apparsa una strada probabilmente di origine romana.

Ma la scoperta che più ha colpito è quella avvenuta all’altezza dell’intersezione con vicolo Terrà, dove è riemersa una struttura antica associata al Fiumicello, piccolo corso d’acqua noto fin dal Medioevo. Secondo gli studi condotti, la struttura era data per distrutta già negli anni Cinquanta durante la posa di una condotta, ma si è rivelata ancora intatta. I tecnici dell’epoca, infatti, avrebbero deciso di non intaccarla, scavando a una profondità maggiore.

Il Fiumicello, come spiegano gli esperti, ha origini remote: in passato era poco più che un fossato, poi progressivamente strutturato con sponde e coperture in pietra, come documentato anche negli scavi della Caserma Passalacqua. I reperti appena emersi rappresentano quindi un proseguimento di quel sistema idraulico, sottoposto ora a uno studio dettagliato.

Attualmente, gli archeologi stanno smontando la struttura seguendo le direttive del Codice dei Beni Culturali. Ogni singolo elemento viene documentato: malte, pietre, leganti, tecniche costruttive. L’obiettivo è anche quello di scendere a livelli inferiori, alla ricerca di eventuali tracce di edificazioni precedenti al ponte medievale. Il cantiere, intanto, non si ferma, grazie a una procedura d’urgenza firmata dal Soprintendente Andrea Rosignoli, che consente di coniugare le esigenze di tutela con quelle della tempistica operativa.

Il lavoro in sinergia tra archeologi e tecnici rappresenta oggi un modello virtuoso, capace di garantire la salvaguardia del patrimonio senza rallentare le grandi opere infrastrutturali. Veronetta si conferma così un luogo chiave per comprendere la storia urbanistica e sociale di Verona, con ogni nuovo ritrovamento che contribuisce ad arricchire il mosaico del suo passato.

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