Dal 15 giugno entreranno in vigore le nuove tariffe regionali per le prestazioni sanitarie in convenzione, una riforma che ridefinisce i compensi riconosciuti dalla Regione Veneto alle strutture private accreditate. Il nuovo nomenclatore tariffario, pur non incidendo direttamente sui pazienti, apre un confronto serrato tra associazioni di categoria, dirigenti sanitari e rappresentanti politici.
Le sigle di settore, come Aris e Aiop Veneto, hanno espresso un generale apprezzamento per il nuovo schema regionale, ritenuto più vantaggioso rispetto ai parametri nazionali. Lo ha sottolineato Mario Piccinini, direttore del centro di ricerca del Sacro Cuore di Negrar e presidente di Aris Triveneto, che definisce il provvedimento “ampiamente migliorativo rispetto alla normativa nazionale”.
Più cauta invece la posizione di Aiop Veneto, attraverso le parole del presidente Vittorio Morello, che pur apprezzando l’intervento, ha evidenziato criticità nelle scelte tariffarie su prestazioni complesse come risonanze magnetiche e Tac, a fronte di incrementi concentrati su esami di base come le radiografie tradizionali. “Alcune decisioni ci hanno spiazzato”, ha affermato, sottolineando la necessità di rivedere alcune voci non appena il sistema entrerà a regime.
L’aspetto più contestato riguarda il rischio di un riequilibrio dell’offerta sanitaria, con potenziali effetti sulle liste d’attesa. Alcuni osservatori temono che le strutture convenzionate si orientino sulle prestazioni più remunerative, trascurando quelle complesse ma essenziali per i cittadini. Questo è uno dei nodi su cui si è espressa Anna Maria Bigon, consigliera regionale del Partito Democratico, che ha chiesto trasparenza sulle coperture e un confronto istituzionale con l’assessora alla sanità Manuela Lanzarin.
Non sono mancate le critiche politiche più esplicite. L’europarlamentare Flavio Tosi (Forza Italia) ha contestato l’approccio della Regione, lamentando la mancanza di un dialogo preventivo con le strutture sanitarie private e definendo alcune scelte “sbagliate” e “incomplete”. In particolare, ha sollevato dubbi sulla sostenibilità del nuovo assetto e sulle risorse effettivamente disponibili per coprire la domanda di prestazioni nel medio termine.
A fare da garante nel processo sarà un Osservatorio regionale permanente, incaricato di monitorare l’impatto delle nuove tariffe e proporre eventuali correzioni. “Alcuni valori saranno sicuramente da ricalibrare”, ha ammesso lo stesso Morello, evidenziando anche le difficoltà operative legate all’aggiornamento dei sistemi interni alle strutture.
Dall’altro lato, la Regione ribadisce la bontà dell’intervento: secondo Lanzarin, l’obiettivo primario resta il contenimento delle liste d’attesa, da perseguire con un tariffario più equo e condiviso, frutto – ha sottolineato – di un lavoro tecnico con Università e operatori locali, in netta discontinuità con i tagli previsti a livello nazionale.
Il dibattito è tutt’altro che chiuso. Le prossime settimane saranno decisive per comprendere se la riforma porterà benefici concreti al sistema sanitario veneto o se, come temono alcuni, amplierà le disuguaglianze tra le prestazioni e i territori.