“Nemmeno la certezza degli effetti nocivi dei Pfas sulla salute basta a spingere la Regione Veneto ad agire con decisione.” È con queste parole che Anna Maria Bigon, consigliera regionale del Partito Democratico, commenta i dati allarmanti diffusi da Legambiente sullo stato del fiume Fratta Gorzone, uno dei corsi d’acqua più compromessi dall’inquinamento chimico in Veneto.
“Soluzioni tampone non bastano più”
Secondo Bigon, le misure finora adottate, come l’immissione di milioni di metri cubi d’acqua dal canale Leb o l’installazione di nuove condotte, non affrontano alla radice l’emergenza ambientale. “Non è spostando il problema che si risolve l’inquinamento – denuncia – e la Regione questo lo sa da anni”. Le accuse sono rivolte direttamente alla Giunta Zaia, accusata di immobilismo e mancanza di visione, nonostante l’evidenza scientifica e il crescente allarme tra i cittadini.
“Sul Fratta Gorzone, lo stallo continua”
Il fiume Fratta Gorzone è da tempo uno degli emblemi della crisi ambientale da Pfas nel Veneto, e Legambiente, con i suoi ultimi monitoraggi, ha confermato livelli di contaminazione preoccupanti. Tuttavia, secondo Bigon, la Regione continua a rimandare gli investimenti strutturali necessari, limitandosi a interventi di facciata o temporanei, senza una strategia complessiva di bonifica, prevenzione e messa in sicurezza del territorio.
Un’emergenza sanitaria ignorata
“La salute dei cittadini è in gioco, ma da Zaia e dalla sua maggioranza arrivano solo tante promesse tradite”, accusa ancora Bigon, che chiede un cambio di passo immediato. In particolare, la consigliera sollecita la realizzazione di interventi strutturali e piani di risanamento concreti, insieme a politiche di prevenzione e trasparenza sui dati ambientali.