Una vita segnata da decenni di fumo si è trasformata in un pericolo mortale, finché un intervento chirurgico d’emergenza non le ha restituito salute e speranza. È la storia di Angela (nome di fantasia), una 70enne lombarda che, dopo anni di tabagismo intenso – quasi 40 sigarette al giorno – ha sviluppato un’occlusione grave delle arterie intestinali, mettendo a rischio la sua stessa sopravvivenza.
Negli ultimi mesi, la donna aveva perso 20 chili, con ogni pasto accompagnato da dolori intensi e conati di vomito. La diagnosi, formulata dai medici dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, parlava chiaro: si trattava di ischemia intestinale cronica, una conseguenza diretta del deterioramento delle arterie principali che irrorano l’apparato digerente.
Tre arterie compromesse, nessuna via libera al sangue
«In condizioni normali – spiega il dottor Luca Garriboli, responsabile di Chirurgia Vascolare – anche un solo vaso sanguigno può garantire il minimo afflusso di sangue necessario. Ma in questo caso, tutte e tre le arterie principali (tronco celiaco, mesenterica superiore e inferiore) risultavano quasi completamente occluse».
Dopo tentativi endovascolari (come l’angioplastica a palloncino) rivelatisi inefficaci anche a causa del continuato consumo di sigarette, si è resa necessaria una soluzione drastica. I chirurghi hanno quindi deciso di procedere con un bypass arterioso, prelevando un segmento della vena safena dalla gamba della paziente, utilizzato per collegare l’aorta addominale con l’arteria mesenterica superiore.
L’operazione è stata particolarmente delicata, spiega il dottor Garriboli, perché le pareti delle arterie, rese rigide dalle placche aterosclerotiche causate dal fumo, risultavano fragili come gusci d’uovo, rendendo la sutura un’impresa ad alta precisione.
Stop al fumo e ritorno alla normalità
Dopo l’intervento, Angela ha ripreso ad alimentarsi regolarmente e ha finalmente deciso di abbandonare le sigarette, consapevole delle gravi conseguenze che hanno messo a repentaglio la sua salute.
Il caso, reso noto in occasione della Giornata mondiale senza tabacco, evidenzia quanto le malattie vascolari causate dal fumo non si limitino ai polmoni o al cuore, ma possano colpire qualsiasi organo, inclusi quelli dell’apparato digerente.
La prevenzione è la vera salvezza
Secondo il dottor Garriboli, le patologie cardiovascolari restano la prima causa di morte al mondo, e il fumo ne è uno dei principali fattori scatenanti. La nicotina, anche quella contenuta nelle sigarette elettroniche, danneggia l’endotelio delle arterie, provocando infiammazioni e accumulo di placche che nel tempo occludono i vasi.
Per prevenire queste complicanze, è fondamentale smettere di fumare, adottare una dieta povera di grassi animali, mantenere una costante attività fisica e, dopo i 60 anni, eseguire ecocolordoppler preventivi su carotidi, aorta e arti inferiori.
L’intervento su Angela rappresenta un esempio concreto dell’importanza della diagnosi precoce, ma anche un monito sui danni sistemici causati dal tabacco.