Sindrome del bambino scosso: a Verona fino a 5 casi l’anno, parte la campagna “Non scuoterlo”

L’Azienda ospedaliera veronese lancia un’azione di sensibilizzazione contro una forma di abuso ancora sottovalutata ma potenzialmente letale

È allarme a Verona per i casi di “Sindrome del bambino scosso” (Sbs), una delle più gravi forme di maltrattamento infantile, prima causa di morte per abuso nei lattanti. Solo nell’Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui) si registrano fino a cinque casi all’anno, spesso provenienti da nuclei familiari fragili, segnati da disagio sociale, depressione o dipendenze. A fronte di questo scenario, è partita una nuova campagna informativa rivolta ai genitori, intitolata “Non scuoterlo”, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza su un fenomeno tanto diffuso quanto sottostimato.

Quando il pianto esaspera: il pericolo di un gesto istintivo

Il dottor Pierantonio Santuz, primario del Pronto Soccorso Pediatrico e promotore dell’iniziativa, ha spiegato che il picco di incidenza si registra tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, quando il pianto del neonato è più frequente e difficile da interpretare. In preda a stanchezza e frustrazione, alcuni genitori reagiscono in modo impulsivo scuotendo il bambino, ignorando che anche pochi secondi possono provocare lesioni cerebrali irreversibili.

Durante la Giornata Nazionale del Bambino Scosso, al padiglione 30 dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona è stato allestito uno stand informativo dove medici e specializzandi hanno fornito ai cittadini materiale esplicativo e indicazioni concrete su come affrontare le difficoltà legate al pianto infantile.

Danni spesso invisibili, ma gravissimi

La sindrome si verifica perché il cervello del neonato è ancora morbido e i muscoli del collo troppo deboli per sostenere la testa. Quando il piccolo viene scosso, il cervello si muove violentemente all’interno del cranio, provocando emorragie, ischemie e danni neurologici. Tra le conseguenze più frequenti:

  • Disturbi dell’apprendimento

  • Ritardi psicomotori

  • Crisi convulsive

  • Problemi respiratori

  • Coma o morte, che si verifica in 1 caso su 10

Oltre il 50% dei neonati colpiti da Sbs riporta conseguenze permanenti, secondo i dati forniti dall’équipe medica. In alcuni casi, la Risonanza Magnetica rivela lesioni precedenti, segnale che l’episodio traumatico non è stato isolato.

Quando sospettare la sindrome

Riconoscere la Sbs non è semplice: spesso i bambini vengono portati al Pronto Soccorso per altri motivi. Tra i sintomi più frequenti:

  • Perdita di coscienza

  • Difficoltà ad alimentarsi

  • Irritabilità prolungata

  • Convulsioni

  • Sonno eccessivo o difficoltà respiratorie

I medici invitano i genitori a recarsi immediatamente al pronto soccorso anche solo in presenza del sospetto di aver compiuto un gesto violento, magari involontario.

La necessità di prevenzione

Durante la campagna, accanto al dottor Santuz erano presenti anche la dottoressa Giovanna La Fauci, referente del progetto “Non scuoterlo”, e le colleghe Simona Spada, Federica Minniti, Emilia Taddei e Silvia Masiero. L’obiettivo dell’iniziativa è offrire strumenti concreti alle famiglie e intervenire prima che la frustrazione si trasformi in tragedia.

Come ha ricordato il primario Santuz, «il cervello del lattante è estremamente vulnerabile e le scosse possono determinare danni devastanti. Serve educazione, supporto e soprattutto consapevolezza».

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