La tassa sui rifiuti a Verona ha registrato un incremento del 15,21% negli ultimi cinque anni, con un aumento del 3,24% solo nell’ultimo anno, entrambi superiori alla media nazionale. Tuttavia, nonostante l’aumento, la tassa a Verona rimane tra le più basse in Italia.
L’analisi della Tari, il tributo comunale per la gestione dei rifiuti solidi urbani, effettuata dal servizio Politiche economiche, fiscali e previdenziali di Uil nazionale, ha evidenziato una crescita significativa della tassa a Verona dal 2018 al 2023. Nonostante questo incremento, Verona mantiene un importo annuo richiesto ai cittadini più basso rispetto alla media italiana e ad altre città venete come Padova, Treviso e Venezia.
Lo studio sulla Tari ha analizzato i costi in 109 città capoluogo di provincia basandosi sulle delibere pubblicate nel 2023, escludendo le previsioni per il 2024 poiché molti comuni non hanno ancora approvato le nuove tariffe. Secondo la segretaria confederale Uil, Vera Buonomo, l’aumento della Tari è stato del 9,69% a livello nazionale negli ultimi cinque anni, colpendo maggiormente le famiglie meno abbienti e evidenziando disparità tra le diverse aree geografiche del Paese. Nel Nord Est, l’impatto medio della Tari sul bilancio familiare nel 2022 è stato dello 0,64%, mentre nel Mezzogiorno ha raggiunto l’1,34%.
Il caso di Verona è emblematico. Una famiglia tipo di quattro componenti con un reddito Isee di 25 mila euro, che vive in un appartamento di 80 metri quadrati, ha visto il tributo salire da 188,8 euro nel 2018 a 217,7 euro nel 2023. Nonostante questi aumenti, la tassa rimane più contenuta rispetto ad altre città venete. A Treviso, ad esempio, la stessa famiglia paga circa 263 euro, a Vicenza 212,9 euro, a Padova 248,7 euro, e a Venezia 343,6 euro, dove la complessità della raccolta nella zona lagunare influisce notevolmente sui costi.
Belluno rappresenta un’eccezione con l’importo più basso del Paese per la stessa tipologia di famiglia, pari a 178 euro, mentre Rovigo adotta una tariffa puntuale (Tarip) basata sugli svuotamenti minimi dei contenitori di rifiuti, con una spesa media annua di 408,6 euro, in aumento del 61,34% rispetto al 2022.
Il confronto a livello nazionale mostra che l’esborso medio annuo della Tari è di 330,9 euro, con una crescita del 1,66% nell’ultimo anno. A Verona, l’incremento è stato costante ma moderato, mantenendo la città scaligera in una posizione vantaggiosa rispetto alla media nazionale e regionale.
La Uil ha sottolineato come nelle regioni del Nord Est, dove i redditi familiari sono mediamente più alti, la Tari risulti meno gravosa rispetto al Sud, evidenziando uno squilibrio nella struttura della tassa che non sempre riflette la capacità contributiva dei cittadini. Inoltre, secondo Buonomo, la Tari è destinata ad aumentare ulteriormente nei comuni che non hanno rivisto il piano tariffario nel 2023.
In conclusione, Verona riesce a mantenere la Tari a livelli più bassi rispetto ad altre città italiane nonostante gli aumenti degli ultimi anni. Questo rappresenta un vantaggio per i cittadini veronesi, anche se è necessario monitorare attentamente le future revisioni tariffarie per evitare ulteriori incrementi significativi.