È stata disposta la liberazione di Pier Paolo Spinazzè, conosciuto con il nome d’arte “Cibo”, e dell’altra persona fermata insieme a lui nell’ambito dell’operazione della Guardia di finanza che aveva portato all’individuazione di alcune piante di cannabis in un’area boschiva della zona di San Giovanni Lupatoto.
Il 44enne, originario di Vittorio Veneto e residente nel Veronese, è comparso mercoledì davanti al giudice per l’udienza relativa al fermo. Nel corso dell’udienza ha fornito la propria versione dei fatti, spiegando di fare uso di cannabis per motivi terapeutici. Il suo legale ha inoltre depositato la documentazione medica relativa alla prescrizione.
Spinazzè ha riferito di essere affetto da sclerosi multipla laterale e di utilizzare il THC per affrontare il dolore e alcuni degli effetti legati alla patologia. Secondo quanto riportato durante l’udienza, avrebbe iniziato a coltivare la cannabis anche in considerazione delle difficoltà incontrate nel reperire il prodotto prescritto.
Il 44enne avrebbe infatti spiegato che, secondo la sua esperienza, a Verona sarebbe disponibile una sola farmacia in grado di fornire la cannabis prescritta, con quantità limitate e tempi di attesa che renderebbero difficoltoso approvvigionarsi con continuità.
La questione della destinazione della cannabis è stata quindi centrale nell’udienza. Spinazzè avrebbe indicato anche le quantità assunte quotidianamente, spiegando di utilizzare la sostanza prevalentemente attraverso preparazioni come tisane e dolci, modalità che, secondo quanto riferito, gli consentirebbero di ottenere benefici nella gestione della sintomatologia.
Sul piano giudiziario, la decisione del giudice ha modificato il quadro iniziale dell’inchiesta. L’ipotesi di spaccio risulta al momento caduta, mentre restano le contestazioni relative alla coltivazione e alla detenzione di sostanze stupefacenti. Per questi aspetti il procedimento proseguirà con una nuova udienza fissata per novembre.
L’indagine era partita dopo che la Guardia di finanza aveva individuato alcune piante durante i sorvoli effettuati sull’area boschiva. Gli investigatori avevano successivamente sottoposto la zona a osservazione, fino al fermo delle due persone.
Secondo quanto emerso nel procedimento e riportato nell’articolo di riferimento, non sarebbero stati individuati elementi riconducibili a un’attività di spaccio. Questo elemento è stato considerato nell’ambito della ricostruzione della vicenda, mentre gli accertamenti sulle contestazioni ancora in essere proseguiranno.
La vicenda ha avuto anche un seguito sul piano politico, considerata la notorietà di Spinazzè come writer. Con il nome di “Cibo”, il 44enne è conosciuto per interventi artistici con cui da anni ricopre simboli e scritte di matrice estremista attraverso rappresentazioni legate al mondo degli alimenti e della cucina.
Dopo il fermo, esponenti politici e rappresentanti di diverse aree hanno espresso posizioni differenti sulla vicenda.
Da ambienti della destra e del centrodestra veronese sono arrivate critiche nei confronti di Spinazzè. Il gruppo social “Il Mastino Verona IV” ha pubblicato un messaggio dai toni fortemente critici nei confronti del writer, mentre il consigliere regionale della Lega Filippo Rigo ha commentato l’operazione della Guardia di finanza attraverso i propri canali social, facendo riferimento ironicamente ai soggetti e alle immagini utilizzate dall’artista nei suoi murales.
Anche Luca Mascanzoni di Fratelli d’Italia è intervenuto sulla vicenda, chiedendo al sindaco di Verona Damiano Tommasi e all’assessore Jacopo Buffolo di chiarire i rapporti intrattenuti con Spinazzè.
Di segno diverso la posizione espressa da Lorenzo Dalai e Anna Lisa Nalin di +Europa Verona, che hanno manifestato sostegno al 44enne. I due esponenti hanno posto l’accento sull’opportunità di concentrare le attività investigative sul contrasto ai traffici di stupefacenti di maggiore entità, sostenendo che la vicenda di Spinazzè rappresenterebbe un impiego di risorse dello Stato orientato verso un caso dal forte impatto mediatico.
Nel frattempo, sul piano giudiziario, la vicenda non è conclusa. La decisione adottata nell’udienza ha escluso allo stato attuale l’ipotesi di spaccio, ma rimangono da definire le contestazioni relative alla coltivazione e alla detenzione della cannabis. Sarà quindi il prosieguo del procedimento, a partire dall’udienza prevista per novembre, a chiarire gli sviluppi della posizione dei due fermati.
Seguici su
Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.