Beni confiscati alle mafie Verona punta sul riuso sociale

In Veneto sono 247 gli immobili confiscati gestiti dall’Anbsc e 290 quelli già destinati. A Verona i beni in amministrazione sono 67, secondo i dati presentati durante un convegno sulla legalità

Comune di Verona

Sono 67 i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata presenti a Verona e ancora in amministrazione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (Anbsc). Il dato è emerso durante il convegno “Beni confiscati e contrasto alla criminalità organizzata”, organizzato dal Comune di Verona per approfondire il tema della gestione e del riutilizzo dei patrimoni sottratti alle mafie.

A livello regionale, il Veneto conta 247 beni immobili in amministrazione Anbsc e 290 già destinati, mentre per quanto riguarda le aziende sono 34 quelle in amministrazione e 15 quelle già assegnate. Nel territorio veronese risultano invece sette aziende in amministrazione e due già destinate.

Verona rappresenta una delle realtà venete con il maggior numero di immobili confiscati ancora da assegnare, seconda soltanto alla provincia di Venezia.

Il valore della restituzione alla collettività

Durante l’incontro l’assessora alla Legalità e Trasparenza del Comune di Verona, Stefania Zivelonghi, ha sottolineato il ruolo della confisca come strumento di contrasto alle organizzazioni criminali.

Secondo quanto spiegato dall’amministrazione, sottrarre patrimoni economici alle mafie significa intervenire su una delle loro principali fonti di forza, ovvero gli investimenti realizzati con capitali illeciti.

Il Comune ha ricordato il percorso avviato negli ultimi anni anche attraverso la collaborazione con Avviso Pubblico, rete nazionale di enti locali impegnati sui temi della legalità. Tra le iniziative citate figura la richiesta sottoscritta dai sindaci della provincia per rafforzare l’attenzione sul contrasto alla criminalità organizzata e la successiva decisione del Consiglio comunale di costituirsi parte civile nei procedimenti riguardanti fatti di mafia avvenuti sul territorio comunale.

Secondo l’amministrazione, la trasformazione dei beni confiscati in spazi destinati alla comunità rappresenta un passaggio fondamentale per restituire valore sociale a immobili sottratti alle attività criminali.

Le difficoltà nella gestione dei beni

Il convegno ha affrontato anche gli ostacoli che possono rallentare il passaggio degli immobili confiscati a un utilizzo pubblico. Tra questi figurano problemi burocratici, condizioni strutturali degli edifici, vincoli catastali e urbanistici, oltre alla necessità di trovare risorse economiche e progetti adeguati.

La procuratrice capo della Repubblica di Venezia, Alessandra Dolci, ha evidenziato l’importanza di ridurre i tempi che intercorrono tra la confisca definitiva e la successiva assegnazione del bene.

Secondo Dolci, un possibile strumento per velocizzare le procedure potrebbe arrivare da un protocollo tra Regione Veneto, Anci e Procura di Venezia, attraverso la creazione di un tavolo tecnico dedicato alla gestione dei beni confiscati.

Uno dei problemi principali riguarda infatti la capacità degli enti locali di sostenere gli interventi necessari per rendere utilizzabili gli immobili. Per questo, oltre all’assegnazione, diventa fondamentale sviluppare progetti concreti di recupero e valorizzazione.

Il ruolo dell’Agenzia nazionale

La direttrice dell’Anbsc, prefetto Maria Rosaria Laganà, ha illustrato il compito dell’Agenzia nel favorire il ritorno dei beni confiscati alla disponibilità pubblica.

L’obiettivo è accelerare i processi di destinazione affinché gli immobili possano essere utilizzati da amministrazioni statali, enti territoriali e realtà del terzo settore.

Tra le criticità indicate figurano debiti nei confronti di creditori in buona fede, irregolarità catastali e urbanistiche e situazioni di proprietà condivisa. Le recenti modifiche al Codice antimafia hanno introdotto procedure più rapide per alcune situazioni, compresa la possibilità di regolarizzare determinati immobili abusivi.

Resta centrale il tema delle risorse economiche e delle competenze necessarie per elaborare progetti di recupero, soprattutto per i Comuni di dimensioni più ridotte. L’Anbsc ha avviato collaborazioni con Regioni e Agenzia del Demanio per favorire il sostegno tecnico e finanziario agli interventi.

L’esperienza siciliana e il valore simbolico dei beni

Al convegno è intervenuto anche il presidente della Corte d’Appello di Palermo, Antonio Balsamo, che ha portato l’esperienza maturata in Sicilia nella gestione dei beni confiscati.

Balsamo ha evidenziato il ruolo del riutilizzo sociale degli immobili come strumento capace di rafforzare la cultura della legalità e sostenere iniziative di inclusione e sviluppo locale.

Secondo l’esperienza siciliana, alcuni beni confiscati sono diventati luoghi simbolici per le comunità che li hanno recuperati. Un modello che, secondo quanto emerso durante l’incontro, può trovare applicazione anche in Veneto attraverso il coinvolgimento di istituzioni, associazioni, imprese e cittadini.

La rete della legalità sul territorio

I dati presentati durante il convegno hanno riportato l’attenzione sulla presenza della criminalità organizzata nel territorio veronese e sulla necessità di mantenere alta la collaborazione tra istituzioni e società civile.

Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico e moderatore dell’incontro, ha sottolineato l’importanza di una rete composta da amministratori locali, imprenditori, professionisti, sindacati e cittadini per contrastare fenomeni di illegalità.

Secondo Romani, il contrasto alla criminalità organizzata richiede non solo l’intervento delle forze dell’ordine e della magistratura, ma anche un impegno diffuso della comunità nel promuovere trasparenza e responsabilità.

Redazione

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