Ammann Italy chiude la produzione a Bussolengo: 64 esuberi e delocalizzazione in Turchia

La storica sede veronese della multinazionale svizzera verso la chiusura della linea produttiva. Fiom: “Scelte unilaterali, i lavoratori non paghino gli errori del management”

Fiom Verona

La Ammann Italy ha annunciato la chiusura del reparto produttivo dello stabilimento di Bussolengo, attivo da sei decenni nel Veronese. La multinazionale svizzera, leader globale nella produzione di impianti per l’asfalto, finitrici e compattatori, ha comunicato l’avvio di una procedura di licenziamento collettivo per 64 dipendenti su 157, colpendo in particolare le aree produzione e magazzino.

La decisione è stata presa unilateralmente e comunicata nelle ultime settimane ai rappresentanti sindacali e alla RSU, aprendo un confronto che non ha prodotto modifiche ai piani aziendali. Il reparto sarà delocalizzato completamente presso lo stabilimento turco del gruppo, coinvolgendo anche i servizi logistici interni.

Fiom: “Decisioni senza anima, si colpiscono 67 famiglie”

Il sindacato Fiom-Cgil di Verona denuncia con forza l’operazione, accusando l’azienda di poca trasparenza e assenza di un reale confronto. Secondo i rappresentanti Devis Bonomini e Martino Braccioforte, la scelta non deriva da una crisi di fatturato, ma dalla ridotta marginalità causata da strategie aziendali sbagliate.

“Non è accettabile che, per coprire gli errori del management, a pagare siano sempre i lavoratori e le lavoratrici”, dichiarano i due esponenti della Fiom. Oltre ai 64 licenziamenti annunciati, sono a rischio altri 3 lavoratori interinali con contratto in scadenza entro fine 2025, portando a 67 i posti di lavoro compromessi. Il sindacato ha già proclamato lo stato di agitazione e preannuncia scioperi e iniziative di protesta.

Un impatto pesante sul territorio

La chiusura rappresenta un duro colpo per il tessuto sociale e produttivo locale, considerando i 60 anni di attività continuativa dell’azienda a Bussolengo. L’operazione, secondo la Fiom, non tiene conto del ruolo che l’impianto ha avuto nell’economia del territorio e della professionalità sviluppata negli anni.

A fronte di questa situazione, è stato chiesto un tavolo urgente di crisi alla Regione Veneto, con la partecipazione dell’assessora al Lavoro Elena Mantoan e di Antonio Bascetta dell’Unità di crisi. Il confronto è stato fissato per il 21 maggio, con l’obiettivo di esplorare soluzioni alternative che salvino tutti i 157 posti di lavoro.

Delocalizzazione senza prospettive

Per i rappresentanti sindacali, la delocalizzazione verso la Turchia appare ingiustificata e immotivata, vista la presenza consolidata e la specializzazione della forza lavoro italiana. “Questa è l’ennesima delocalizzazione selvaggia, priva di una visione strategica e totalmente scollegata dalla responsabilità sociale d’impresa”, affermano Bonomini e Braccioforte.

Il sindacato chiede un intervento deciso delle istituzioni per arginare un fenomeno che continua a colpire il comparto manifatturiero, nonostante i dati economici non giustifichino operazioni di questa portata. La mobilitazione proseguirà nei prossimi giorni, con assemblee e l’organizzazione del primo sciopero generale del sito produttivo.

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