Medici, in Veneto le dimissioni superano i pensionamenti

Nel 2025 il Servizio sanitario nazionale ha perso volontariamente 214 medici, mentre i pensionamenti sono stati 192. Anaao Assomed segnala il rischio di un fenomeno strutturale

Medici

Il ricambio dei medici nella sanità pubblica veneta sta assumendo una caratteristica inedita: nel 2025 le uscite volontarie hanno superato quelle determinate dal pensionamento. Sono stati infatti 214 i medici che hanno lasciato il Servizio sanitario nazionale per dimissioni, a fronte di 192 professionisti arrivati alla quiescenza. Il rapporto è quindi di 111 dimissioni ogni 100 pensionamenti. Il dato emerge dall’indagine «Radiografia della sanità pubblica» realizzata dal Centro studi di Anaao Assomed, coordinato dal medico veronese Vincenzo Cosentini.

Il numero più significativo non è soltanto quello delle uscite registrate nell’ultimo anno, ma la loro evoluzione nel tempo. Dieci anni prima, nel 2015, i medici veneti che avevano scelto di dimettersi erano 115. In un decennio le dimissioni volontarie sono quindi quasi raddoppiate, modificando progressivamente il rapporto tra le diverse modalità di uscita dal sistema sanitario pubblico.

«Il dato che fotografa meglio la situazione della sanità veneta arriva proprio dal confronto tra chi va in pensione e chi, invece, decide di dimettersi», spiega Cosentini, autore dell’analisi insieme ai colleghi Chiara Rivetti e Giovanni Gallo.

Il percorso seguito negli ultimi anni mostra una crescita tutt’altro che lineare. Nel 2015 le dimissioni riguardavano l’1,4% dei medici presenti negli organici. Successivamente la percentuale è aumentata fino a raggiungere il livello più elevato nel 2022, quando, nel periodo successivo alla pandemia, furono registrate 479 uscite volontarie, pari al 6,1% dell’organico medico.

Tra il 2015 e il 2024, inoltre, la quota delle dimissioni è aumentata complessivamente di 2,1 punti percentuali. Per Anaao Assomed, la progressione rende necessario comprendere se il dato del 2025 rappresenti un episodio circoscritto oppure l’anticipazione di una tendenza destinata a consolidarsi.

«Ma il caso veneto», prosegue Cosentini, «racconta soprattutto una trasformazione che viene da lontano. Nel 2015 le dimissioni volontarie erano state 115, dieci anni dopo sono quasi raddoppiate. È un aumento che assume un peso particolare perché riguarda professionisti che, anziché arrivare alla fine della carriera, scelgono di interrompere prima il rapporto con il servizio pubblico. Dobbiamo capire se si tratta di un caso isolato o dell’inizio di un trend strutturale. Se il fenomeno dovesse ripetersi nei prossimi anni, saremmo di fronte ad un vero esodo».

A rendere particolarmente delicata la situazione è l’età dei medici che decidono di andarsene. La media è di 48 anni, dunque in una fase della vita professionale nella quale l’esperienza maturata rappresenta una risorsa importante per le strutture sanitarie.

«I medici che rassegnano le dimissioni hanno un’età media di 48 anni», sottolinea Cosentini, «non parliamo di colleghi a fine carriera, ma di professionisti che hanno raggiunto la massima competenza professionale. Stiamo perdendo la vera “polpa” della sanità pubblica e dei dirigenti medici. Così, oltre alla perdita numerica, si rischia di perdere esperienza professionale proprio nella fascia in cui il medico ha accumulato competenze».

Le destinazioni successive all’uscita dal Ssn possono essere diverse. Alcuni professionisti si orientano verso la sanità privata accreditata, il settore privato o l’estero, dove possono trovare prospettive economiche differenti. Secondo l’analisi di Anaao, tuttavia, non sarebbe corretto attribuire il fenomeno esclusivamente alla differenza delle retribuzioni.

Un indicatore viene individuato nei casi di medici che, dopo avere abbandonato il rapporto di dipendenza, tornano a lavorare nella stessa struttura ospedaliera come liberi professionisti.

«Ci sono professionisti che lasciano il rapporto di dipendenza per tornare poi nello stesso ospedale come liberi professionisti, e questo dimostra che la vera spinta alle dimissioni è legata alle condizioni di lavoro divenute insostenibili», osserva Cosentini.

Nell’analisi rientrano quindi anche gli aspetti organizzativi della professione: turni, carichi assistenziali, sicurezza sul posto di lavoro e possibilità di conciliare attività professionale e vita familiare diventano elementi determinanti nella scelta di rimanere o lasciare il sistema pubblico.

«Il tema, quindi, riguarda anche l’organizzazione del lavoro, dai turni ai carichi assistenziali, dalla sicurezza in corsia alla possibilità di conciliare la professione con la famiglia».

I dati sulle dimissioni devono però essere letti insieme a quelli relativi alle nuove assunzioni. Nel 2025 il numero delle assunzioni a tempo indeterminato è risultato superiore alla somma dei pensionamenti e delle dimissioni, producendo un saldo positivo di 302 medici.

Nonostante questo risultato, nell’arco di dieci anni il personale medico complessivamente in servizio in Veneto è diminuito dell’1,2%. I camici bianchi sono passati da 7.970 nel 2015 a 7.871 nell’ultimo dato considerato.

Il sistema sta comunque attraversando un ricambio generazionale. Tra il 2015 e il 2024 l’età media dei medici uomini è scesa da 53 a 49,9 anni, mentre quella delle donne è diminuita da 47,9 a 46,6 anni. Il quadro mostra quindi l’ingresso di personale più giovane, accompagnato però dalla fuoriuscita di professionisti che hanno già accumulato una lunga esperienza.

È questa combinazione a rappresentare uno dei nodi principali evidenziati dalla ricerca: l’ingresso di nuovi medici non elimina il problema della permanenza di quelli già formati.

«Il problema non sembra essere soltanto quello di trovare nuovi professionisti, è anche quello di creare le condizioni perché quelli già presenti decidano di restare», commenta Cosentini.

Tra le misure indicate da Anaao Assomed figurano interventi sulle retribuzioni e sulla sicurezza negli ospedali, oltre a una revisione della responsabilità professionale. Il sindacato indica inoltre il rispetto degli orari di lavoro e dei riposi, strumenti di welfare aziendale e misure dedicate alla conciliazione tra attività professionale e vita privata.

Redazione

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