Tecnologia, precisione chirurgica e donazione dei tessuti si intrecciano nell’attività dell’Unità Operativa Complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale Mater Salutis di Legnago, diretta dal dottor Michele Trevisan. Due percorsi apparentemente distinti stanno contribuendo a caratterizzare l’attività del reparto: l’evoluzione delle tecniche utilizzate nella chirurgia protesica dell’anca e il progetto per il recupero di tessuto osseo da pazienti sottoposti a intervento.
Sul fronte della chirurgia protesica, un passaggio significativo era già arrivato nel 2024, quando l’équipe aveva iniziato a utilizzare protesi di rivestimento dell’anca in metallo attraverso l’accesso anteriore, tra le prime esperienze in Italia. La tecnologia era inizialmente destinata, secondo le indicazioni dei produttori, ai pazienti di sesso maschile.
La disponibilità delle nuove protesi di rivestimento in ceramica, introdotte alla fine del 2025, ha successivamente aperto nuove possibilità anche per le pazienti. All’inizio del 2026, infatti, il reparto di Legnago ha eseguito un intervento particolarmente complesso su due donne di 53 e 58 anni, entrambe interessate da artrosi bilaterale dell’anca.
Le pazienti desideravano tornare a svolgere una vita fisicamente attiva e sono state sottoposte all’impianto di protesi di rivestimento in ceramica su entrambe le anche, utilizzando la via anteriore. L’approccio adottato dall’équipe è stato ulteriormente perfezionato per ridurre l’invasività e ottimizzare le diverse fasi dell’operazione.
I tempi chirurgici sono stati inferiori ai 40 minuti per ciascun lato, consentendo di completare il trattamento bilaterale nella stessa seduta operatoria in circa un’ora e mezza. Secondo quanto riferito dall’équipe, la procedura ha permesso di limitare il trauma sui tessuti muscolari e di evitare perdite ematiche significative.
L’esperienza si inserisce in un’attività complessiva che ha raggiunto numeri importanti. Nel corso del 2025, infatti, l’azienda sanitaria ha superato i 300 interventi di chirurgia dell’anca, confermando il peso assunto dalla specialità nell’organizzazione dell’ospedale.
Accanto alla ricerca e all’innovazione in sala operatoria, Legnago ha sviluppato anche un progetto dedicato alla donazione di tessuto osseo da vivente. L’iniziativa è partita nell’agosto 2025 grazie alla collaborazione tra l’Ortopedia guidata da Trevisan, il Coordinamento Aziendale Trapianti diretto dal dottor Federico Girardini e la Banca dei Tessuti di Treviso.
Il tessuto viene recuperato dalla testa del femore durante gli interventi di artroprotesi. Una volta prelevato, il materiale viene trasferito alla Banca dei Tessuti del Veneto, dove viene sottoposto ai necessari controlli e processi di lavorazione prima di poter essere utilizzato in altri ambiti della medicina.
Il bilancio del primo anno di attività all’ospedale di Legnago conta 34 teste di femore donate. Si tratta di materiale che, in precedenza, sarebbe stato destinato allo smaltimento e che attraverso il programma può invece diventare una risorsa per interventi di chirurgia ortopedica, ricostruttiva, oncologica e maxillo-facciale.
Il modello è stato inoltre esteso all’ospedale di Villafranca, dove il progetto è operativo da aprile grazie alla collaborazione tra l’Ortopedia e Traumatologia diretta dal dottor Paolo Savonitto e il servizio di Anestesia guidato dal dottor Filippo Righetti. In pochi mesi sono state raccolte circa dieci teste di femore, anch’esse destinate alla Banca Regionale dei Tessuti di Treviso.
Per il direttore generale dell’Ulss 9 Scaligera, Pietro Girardi, i risultati raggiunti rappresentano la combinazione tra innovazione tecnologica e cultura della donazione, mentre Trevisan ha sottolineato come la minore invasività delle moderne procedure chirurgiche abbia favorito la disponibilità di tessuti idonei al recupero.
Il progetto coinvolge una rete di professionisti che comprende anche il Coordinamento Trapianti dell’Ulss 9. Per il coordinatore aziendale Federico Girardini, il contributo dei donatori e degli operatori sanitari costituisce un elemento centrale per consolidare ulteriormente l’attività.
L’esperienza maturata a Legnago mette quindi insieme due aspetti della medicina contemporanea: il perfezionamento delle tecniche chirurgiche e il riutilizzo a fini terapeutici di tessuti che possono offrire nuove opportunità ad altri pazienti. Un percorso che coinvolge progressivamente anche altre strutture dell’Ulss 9 Scaligera.
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