L’inizio del 2026 conferma una tendenza al rialzo dei prezzi anche nel territorio veronese. Secondo i dati ufficiali Istat relativi a gennaio, elaborati da Federconsumatori APS Verona, l’inflazione su base annua si attesta all’1% sia a livello nazionale sia nell’area scaligera. Un dato che fotografa una crescita contenuta nel complesso, ma che nasconde incrementi più marcati in specifiche categorie di spesa, a partire dai beni alimentari.
Particolarmente significativo è l’andamento del cosiddetto “carrello della spesa”, che a livello nazionale registra un aumento dell’1,9%. A Verona, la divisione “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” segna un +1,4% rispetto a gennaio 2025, a fronte del +2,4% nazionale. All’interno di questa categoria, i prodotti alimentari crescono dell’1,8%, mentre le bevande analcoliche registrano un incremento del 5,1%.
Tra i rincari più evidenti emergono aumenti a due cifre per alcuni beni di largo consumo. Il caffè segna un +17,2% su base annua, mentre le uova raggiungono un +23,5%. Incrementi rilevanti interessano anche il cioccolato e i prodotti a base di cacao (+8,5%), i pesci freschi o refrigerati (+6%), le preparazioni di carne (+6,7%) e la frutta a guscio (+5,1%). In crescita anche latte scremato (+3,4%), formaggi (+3,9%) e yogurt (+2,5%).
Non mancano, tuttavia, alcune flessioni. Tra i prodotti in calo su base annua figurano gli oli vegetali (-13,2%), le bacche fresche (-23,1%) e altra frutta fresca (-15,4%), segnando una dinamica differenziata all’interno del comparto alimentare.
Sul piano mensile, confrontando gennaio 2026 con dicembre 2025, si osservano aumenti superiori al 2% per diverse voci: pesci freschi (+3,5%), pesci secchi o affumicati (+3,7%), altri prodotti ittici (+2,7%), uova (+2,5%), oli vegetali (+2,7%), ortaggi a frutto freschi o refrigerati (+6,1%) e legumi (+2,6%).
Oltre agli alimentari, i dati evidenziano variazioni significative in altre divisioni di spesa. A dicembre, la categoria con l’incremento più marcato è stata quella dei “Servizi finanziari e assicurativi”, con un +4,2% a livello nazionale e un +5% a Verona. In aumento anche i “Servizi di ristorazione e alloggio” (+3,5% in Italia e +4,4% nel Veronese) e la voce “Assistenza alla persona, protezione sociale, beni e servizi vari” (+3,6% nazionale e +3,3% locale).
Segno negativo, invece, per alcune macro-aree. La divisione “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” registra un -2% su base nazionale e un -2,7% a Verona. In calo anche “Trasporti” (-1,5% in Italia e -1,8% localmente) e “Informazione e comunicazioni”, che segnano rispettivamente -4,3% e -4,8%.
Dal mese di gennaio è inoltre entrata in vigore una revisione delle divisioni di spesa, ora articolate in 13 categorie. Alcune classi e sottoclassi hanno cambiato definizione e il paniere Istat ha visto l’ingresso di nuovi beni e l’uscita di altri, aggiornando così la fotografia dei consumi delle famiglie italiane. I dati locali sono stati diffusi dall’Ufficio Statistica e validati dalla Commissione Rilevazione Prezzi del Comune di Verona.
Il quadro complessivo mostra un’inflazione moderata nel dato generale, ma con impatti più incisivi sui beni di uso quotidiano, in particolare nel comparto alimentare. Un andamento che incide direttamente sulla spesa delle famiglie veronesi, chiamate a confrontarsi con rincari selettivi ma significativi in alcune categorie chiave.