Sovraffollamento, aumento dei giovani detenuti e fragilità psichiche: sono questi i principali temi affrontati dal Garante per i diritti dei detenuti, Don Carlo Vinco, durante il suo intervento in Consiglio comunale dedicato alla situazione della Casa Circondariale di Montorio.
A fronte di 335 posti regolamentari, nei mesi estivi si è arrivati a oltre 600 presenze, con una pressione vicina al 200%. Un dato che incide sulle condizioni di vita delle persone detenute e sul lavoro quotidiano degli operatori penitenziari.
Carcere di Montorio: sovraffollamento e criticità strutturali
Secondo quanto illustrato dal Garante, il sovraffollamento del carcere di Verona comporta celle affollate, servizi insufficienti e difficoltà organizzative. Nonostante interventi di manutenzione e la ristrutturazione delle sezioni femminili, restano criticità in alcune sezioni maschili, dove non tutte le celle sono dotate di servizi conformi agli standard previsti.
Preoccupa inoltre l’abbassamento dell’età media dei detenuti: una quota significativa ha meno di 24 anni. Un dato che richiama la necessità di un’analisi che coinvolga non solo il sistema penitenziario, ma anche il contesto sociale ed educativo.
Alta presenza di detenuti stranieri e reinserimento
Altro elemento evidenziato riguarda la composizione della popolazione detenuta. Se a livello nazionale la percentuale di cittadini stranieri si attesta tra il 38% e il 40%, a Verona supera il 60%.
Un dato che incide sulle prospettive di reinserimento sociale dei detenuti, poiché molte persone non dispongono di una rete familiare o abitativa al termine della pena.
Disagio psichico e carenza di servizi sanitari
Tra le criticità più rilevanti emerge l’aumento delle situazioni di disagio psichico e dipendenze. Il carcere si trova sempre più spesso a gestire persone con fragilità psicologiche gravi, talvolta dichiarate incompatibili con il regime detentivo ma prive di alternative esterne.
In questo ambito è stato sottolineato il ruolo del Dipartimento di Psichiatria e la necessità di un rafforzamento strutturale dei servizi sanitari interni, anche alla luce delle difficoltà nel reperire figure specialistiche come gli psichiatri.
Segnali positivi con la nuova direzione
Non mancano, tuttavia, elementi di miglioramento. Il rientro della direttrice Mariagrazia Bregoli ha contribuito a ristabilire equilibrio organizzativo e continuità gestionale.
La ristrutturazione delle sezioni femminili rappresenta un intervento significativo sul piano della dignità degli spazi. In crescita anche le attività formative: aumentano le iscrizioni ai corsi di alfabetizzazione, scuola media e percorsi professionali.
Scuola e lavoro, ha ricordato il Garante, restano strumenti centrali per ridurre la recidiva e favorire il reinserimento.
Il dibattito in Consiglio comunale
Nel corso del confronto, il sindaco Damiano Tommasi ha sollevato il tema della pratica sportiva in carcere, chiedendo se l’assenza di attività strutturate dipenda da carenze di spazi o dalla mancanza di iniziative da parte di società sportive e istituzioni formative.
Diversi consiglieri sono intervenuti sul tema. Maria Fiore Adami (Fratelli d’Italia) ha evidenziato la complessità del contesto e la dedizione degli operatori. Carlo Beghini (Pd) ha definito la relazione del Garante uno specchio della qualità democratica, sottolineando il valore del reinserimento per la sicurezza collettiva.
Chiara Stella (Lista DTS) ha espresso preoccupazione per l’aumento dei giovani migranti detenuti, mentre Jessica Cugini (Sinistra Italiana) ha richiamato l’attenzione sui decessi e sui suicidi in carcere, ribadendo la necessità di politiche alternative alla mera detenzione.
Lorenzo Didonè (DTS) ha infine richiamato l’attenzione sulla carenza di personale e sulla difficoltà nel reperire figure sanitarie specialistiche.
Carcere e comunità: una responsabilità condivisa
In conclusione, Don Vinco ha ribadito che il carcere non può essere solo luogo di contenimento, ma deve garantire legalità, dignità e opportunità di cambiamento.
Affrontare in modo strutturale le criticità della Casa Circondariale di Montorio richiede investimenti, stabilità nella governance e una responsabilità condivisa tra istituzioni, territorio e società civile.