Case di riposo, rincari fino a 1.100 euro l’anno per le famiglie

Aumenti tra 45 centesimi e 3 euro al giorno in diverse strutture del Veronese: sindacati all’attacco su riforme rinviate e costi scaricati sugli utenti

Casa di riposo

Il 2026 si è aperto con nuovi rincari per molte case di riposo tra Verona e provincia. Bollette energetiche, spese per il personale, forniture e manutenzioni in crescita stanno incidendo in modo diretto sulle rette richieste agli ospiti, con un impatto economico significativo per le famiglie. In un territorio che conta circa 60mila persone non autosufficienti – di cui 24mila in condizioni gravi e 12mila con diagnosi di demenza – la questione assume dimensioni strutturali.

A fronte di quasi 6.300 posti letto complessivi, di cui circa 5.100 accreditati, resta il nodo delle impegnative regionali, giudicate insufficienti rispetto alla domanda. In questo contesto, gli aumenti delle rette variano da 0,45 a 3 euro al giorno, traducendosi in un aggravio annuo compreso tra 273 e oltre 1.100 euro per ospite.

Tra i casi più rilevanti figura l’Ipab di Bussolengo. Dal primo gennaio è stato introdotto un incremento di 3 euro al giorno per i non autosufficienti con impegnativa e senza assistenza ospedaliera, portando la retta a 66 euro giornalieri. Per gli ospiti convenzionati con quota sanitaria di accesso, l’aumento è di 3,30 euro al giorno, con una spesa che raggiunge i 72,60 euro quotidiani. In termini annuali, il rincaro supera i mille euro per persona.

Più marcato l’impatto sui non autosufficienti senza convenzione, per i quali la retta sale a 130 euro al giorno, con un incremento complessivo di 45 euro. Una scelta già adottata lo scorso anno a Legnago, mentre per il 2026 la struttura della Bassa ha comunicato il mantenimento delle tariffe attuali.

Ritocchi diffusi anche in altre realtà del territorio. Alla “Casa De Battisti” di Cerea, gli aumenti oscillano tra 0,75 euro al giorno per i non autosufficienti con impegnativa – che arrivano a 64 euro – e 1,50 euro per il nucleo demenze, con retta a 66,50 euro, e per gli autosufficienti, che salgono a 61,50 euro. Incrementi più consistenti, pari a 4 euro al giorno, interessano gli autosufficienti in stanza singola (70 euro) e i non autosufficienti in regime privato (92 euro). Per i non autosufficienti privati con assistenza sanitaria, l’aumento è di 0,83 euro, con tariffa a 70,40 euro giornalieri.

Ad Arcole, alle Opere riunite Don Luigi Rossi, è stato applicato un euro in più su tutte le quote: autosufficienti e non autosufficienti con impegnativa pagano ora 61 euro al giorno, cifra che segna un incremento complessivo di 4 euro rispetto al 2023. Alla Domenico Cardo di Cologna Veneta e nelle strutture collegate, tra cui la Rsa Santa Teresa e i minialloggi, l’aumento è di 1,20 euro al giorno, su rette comprese tra 65,90 e circa 73 euro.

L’effetto cumulativo dei rincari pesa in modo crescente sui bilanci familiari, soprattutto in un contesto demografico caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e da un aumento delle patologie legate alla non autosufficienza.

Sulla vicenda intervengono con una posizione unitaria Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil. I segretari provinciali Adriano Filice, Viviana Fraccaroli e Gianluigi Meggiolaro evidenziano come il 2026 sia iniziato “con il piede sbagliato” per l’assistenza agli anziani. Nel decreto Milleproroghe, ricordano, il Governo ha posticipato al 2028 l’attuazione della nuova legge sulla non autosufficienza e al 2027 il finanziamento del disegno di legge per il riconoscimento del ruolo dei caregiver familiari.

Secondo i sindacati, mentre le riforme vengono rinviate, le rette aumentano con regolarità, trasferendo sulle famiglie il peso economico di un sistema in difficoltà. Il rischio, sostengono, è che si finisca per attingere ai risparmi personali o per rinunciare a servizi fondamentali pur di garantire assistenza e dignità ai propri cari.

Al centro del confronto resta la mancanza di una riforma organica delle residenze per anziani, attesa da anni e considerata una responsabilità regionale. La non autosufficienza, viene sottolineato, non rappresenta un’emergenza temporanea ma una condizione strutturale destinata a coinvolgere una quota crescente di cittadini. Una programmazione che guardi solo ai conti, senza partire dai bisogni reali, rischia di amplificare le disuguaglianze e aggravare il carico sulle famiglie.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

Aperto il bando 2026 per under 28: un anno di esperienza tra cultura, educazione e...
Opportunità a tempo indeterminato nel Comune per esperti ICT tra innovazione digitale e sicurezza informatica...
Il 21 e 22 marzo visite straordinarie tra palazzi storici, ville e borghi con percorsi...

Altre notizie