Verona ricorda Lina Arianna Jenna con una nuova pietra d’inciampo

In via Emilei l’omaggio alla scultrice e poetessa veronese deportata ad Auschwitz

Pietra d'inciampo per Lina Arianna Jenna

È stata posata ieri a Verona, in via Emilei 24, una nuova pietra d’inciampo dedicata a Lina Arianna Jenna, scultrice e poetessa veronese di origine ebraica, vittima delle persecuzioni razziali nazifasciste. Si tratta della quinta pietra d’inciampo installata in città, parte di un più ampio progetto europeo di memoria diffusa.

Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco Damiano Tommasi, Riccardo Stabile in rappresentanza del prefetto Demetrio Martino, Bruno Carmi per la Comunità Ebraica e Roberto Israel per l’Associazione Figli della Shoah – sezione di Verona. Presenti anche numerose autorità, cittadini e due istituti scolastici, le Edres e il liceo Maffei, a testimonianza del valore educativo dell’iniziativa.

La posa della pietra e il valore della memoria

La pietra è stata posata dal sindaco insieme ad alcuni membri della famiglia Jenna: Paolo Ruggero Jenna, Andrea Jenna, Daniele, Davide e Arianna Reichenbach. Un gesto simbolico che restituisce visibilità e dignità a una figura centrale della vita culturale veronese tra le due guerre.

L’assessore alla Memoria storica Jacopo Buffolo ha sottolineato come le pietre d’inciampo rappresentino un monumento europeo diffuso, capace di ricordare che le barbarie nazifasciste hanno attraversato tutto il continente e che anche Verona fu luogo di deportazioni razziali e politiche. “Queste pietre – ha affermato – ci ricordano che accanto ai responsabili delle deportazioni ci furono anche uomini e donne che non rimasero indifferenti, aiutando, resistendo, rischiando la propria vita”.

Il messaggio affidato a queste installazioni è chiaro: non essere mai indifferenti. L’indifferenza, ha ricordato Buffolo, ha aperto la strada alle brutalità del Novecento e rappresenta ancora oggi un rischio concreto per la tenuta democratica delle società.

Lina Arianna Jenna, artista e intellettuale veronese

Lina Arianna Jenna, nata a Venezia il 17 dicembre 1886 da Riccardo Jenna e Ida Orefici, fu una figura di rilievo nel panorama culturale veronese. Diplomata maestra, proseguì la propria formazione artistica presso l’Accademia Cignaroli di Verona, dedicandosi alla scultura e alla poesia.

Il palazzo di famiglia in via Emilei divenne un vivace cenacolo letterario, frequentato da intellettuali e artisti come Umberto Zerbinati, Cesare Giardini, Eugenio Gara e Lionello Fiumi, con il quale mantenne un rapporto duraturo. Partecipò attivamente alla vita culturale cittadina, prendendo parte a letture pubbliche, iniziative benefiche e manifestazioni artistiche.

Come scultrice, espose in importanti rassegne nazionali, da Napoli nel 1913 alla Rassegna femminile del Castello Sforzesco di Milano nel 1930, entrando in contatto anche con Felice Casorati. I suoi testi poetici furono pubblicati su riviste e antologie, ricevendo un riconoscimento più ampio dopo la sua morte.

La persecuzione e la deportazione

Con l’entrata in vigore delle leggi razziali, la famiglia Jenna fu duramente colpita. Nonostante le pressioni a fuggire, Lina Arianna Jenna scelse di rimanere a Verona per assistere il padre anziano e malato. Dopo la sua morte, il 2 giugno 1943, fu arrestata dai nazisti.

Dopo una breve detenzione al forte di San Leonardo, venne trasferita al campo di Fossoli e successivamente deportata ad Auschwitz il 26 giugno 1943, insieme al fratello Ruggero. Fu vista viva per l’ultima volta nei primi giorni di marzo 1945 nel campo di Bergdorf. La data ufficiale presunta della morte è il 20 marzo 1945.

Le pietre d’inciampo come museo diffuso europeo

L’iniziativa delle pietre d’inciampo è stata ideata dall’artista tedesco Gunter Demnig, che dal 1996 ne ha posate oltre 100.000 in tutta Europa, dando vita al più grande museo diffuso al mondo dedicato alle vittime del nazismo e del fascismo.

In occasione della posa, Sala Farinati ha ospitato anche un convegno a cura dei Figli della Shoah, intitolato “Livia Arianna Jenna e i Giusti della Questura”, per approfondire la sua storia e il contesto in cui visse.

Come ricordava Primo Levi, “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario“. Le pietre d’inciampo continuano a svolgere proprio questa funzione: trasformare la memoria in responsabilità civile.

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