Da 130 anni è un punto fermo per clienti e compaesani. La merceria Macia, storica attività della famiglia Zecchinelli a Sant’Ambrogio di Valpolicella, celebra un anniversario che attraversa cinque generazioni, un secolo e mezzo di cambiamenti sociali e commerciali, e un legame mai interrotto con il territorio.
La storia inizia nel 1895, quando Silvio Zecchinelli e Celeste Coltri aprono una piccola merceria nel borgo storico, in via Aleardi. Lui è anche ciabattino, lei diventa presto un punto di riferimento per nastri, fili e riparazioni di tessuti, ma non solo: in casa si cucina, si preparano mele cotte e altri piatti che il figlio Romano, ancora bambino, va a pubblicizzare per le strade del paese.
Cinque generazioni tra Sant’Ambrogio e l’America
Nel corso del Novecento, l’attività cresce, si amplia e si sposta di alcune centinaia di metri, approdando in via 6 Novembre, in pieno centro. Il negozio cambia sede ma non identità, mantenendo una gestione interamente familiare e un forte ruolo femminile.
Il nome “Macia” nasce dal soprannome attribuito a Germinio, fratello di Romano, emigrato negli Stati Uniti: un nomignolo diventato nel tempo il marchio distintivo della famiglia Zecchinelli. Oggi la merceria è considerata una delle attività più antiche di Sant’Ambrogio, probabilmente la più longeva gestita senza interruzioni dalla stessa famiglia.
Dal filo ai servizi: un’evoluzione continua
Oggi Macia non è solo merceria. Accanto agli articoli tradizionali si trovano maglieria con filati pregiati, cosmetici naturali, detersivi alla spina e una vasta gamma di prodotti che raccontano l’evoluzione dei bisogni quotidiani.
Il negozio è diventato anche tabaccheria e centro servizi: pagamento bollette, spedizione e ritiro pacchi, giochi e lotterie. Proprio qui, il 7 gennaio, è stato venduto il biglietto vincente da 50 milioni di euro della Lotteria Italia, un evento che ha riportato Macia sotto i riflettori nazionali.
Una bottega guidata da donne
A tenere oggi le redini dell’attività è Romana Zecchinelli, 72 anni, affiancata dalla figlia Giulia Cinquanta, 38 anni, quinta generazione della famiglia. Con loro lavorano Monica Piacentini, presente da 28 anni, e Veronica Facciotti.
“Il rinnovamento è necessario, bisogna ampliarsi in base alle esigenze, e il paese ha sempre risposto dandoci fiducia” racconta Giulia. Una fiducia che resiste nonostante le difficoltà del commercio di prossimità e una via centrale, via 6 Novembre, che secondo la famiglia meriterebbe maggiore valorizzazione.
Una bottega che è casa
Per Romana, Macia non è mai stata solo un lavoro. “In bottega ci sono cresciuta” racconta. Da bambina dormiva in un grande cassetto di legno costruito dal falegname del paese Giulio Tedeschi, ancora oggi custodito nel negozio insieme agli arredi originali.
Quel cassetto ha accolto anche la figlia Giulia, la primogenita Francesca e i nipoti Emma, Tiago e Nina, oggi di 9, 5 e 2 anni. “Siamo sempre stati casa e bottega” ricorda Romana. “Quando la serranda era abbassata, i clienti suonavano il campanello di casa e veniva sempre aperto”.
Tra passato e futuro del commercio di vicinato
Romana ha scelto presto la strada del negozio, affiancando i genitori dopo la terza media, mentre i fratelli hanno seguito percorsi diversi. Nel 1979 ha sposato Bassano Cinquanta, detto Nino, trasferitosi a Sant’Ambrogio per amore. Una vita scandita da famiglia e lavoro, senza mai lasciare la bottega.
Oggi Giulia osserva un fenomeno nuovo: “Sempre più giovani tornano nei negozi di paese, cercando alternative agli acquisti online o ai centri commerciali. Apprezzano il contatto diretto, i consigli e la qualità”.
A vegliare su clienti e commercianti c’è da oltre un secolo una statuina in gesso del Sacro Cuore di Gesù. “La spolveriamo e la teniamo con cura” conclude Romana. “Anche lei fa parte della nostra storia”.
La merceria Macia continua così a essere un luogo di incontro, memoria e fiducia, una delle poche realtà “di una volta” capaci di resistere ai nuovi trend del commercio.